Roma, 13/02/2026
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Mercedes-Benz rallenta: dazi USA e competizione cinese spingono il gruppo tedesco verso una nuova fase industriale

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Il colosso dell’auto di lusso registra un calo del 12% nelle consegne globali: la flessione in Cina e negli Stati Uniti pesa sulla redditività, mentre la transizione elettrica entra in una fase di consolidamento.

Nel terzo trimestre del 2025, Mercedes-Benz ha consegnato 441.500 autovetture, segnando un calo del 12 % rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una flessione che va oltre la semplice dinamica commerciale: è lo specchio di una ridefinizione geopolitica e industriale del mercato automobilistico mondiale.

Negli Stati Uniti, le vendite sono scese del 17 %, frenate dai dazi imposti dall’amministrazione Trump, che hanno colpito non solo le auto importate, ma anche componenti e materiali. In Cina, il calo è ancora più netto (-27 %), dove l’ondata di produttori domestici, guidata da BYD e NIO, sta ridisegnando le regole del lusso su quattro ruote.

In controtendenza, l’Europa, il Sud America e i Paesi del Golfo mostrano una certa tenuta, ma non sufficiente a bilanciare la contrazione dei mercati chiave. “Le condizioni del mercato cinese hanno inciso pesantemente sulle nostre performance del trimestre”, ha dichiarato Mathias Geisen, membro del consiglio di amministrazione di Mercedes-Benz Group.

La tempesta dei dazi: quando la geopolitica riscrive la catena del valore

Il ritorno del protezionismo negli Stati Uniti rappresenta oggi la principale sfida per i costruttori europei. Le tariffe doganali decise da Washington — fino al 25 % su auto, batterie e componenti strategici — stanno erodendo i margini e costringendo i produttori a ripensare la propria geografia industriale.

Mercedes, come altri marchi tedeschi, ha adottato una strategia di mitigazione: ricalibrare le scorte, aumentare la produzione locale e diversificare le forniture per evitare colli di bottiglia. Tuttavia, la volatilità resta elevata e il gruppo ha già sospeso le proprie guidance finanziarie per il 2025, segnalando un orizzonte incerto per la redditività complessiva.

Il nodo tariffario si inserisce in una tensione più ampia tra Stati Uniti, Europa e Cina: l’automotive è divenuto terreno di confronto economico e simbolico, in cui il controllo delle tecnologie — dalle batterie al software — è la nuova frontiera della sovranità industriale.

La Cina non è più il paradiso del lusso europeo

Per due decenni la Cina è stata la miniera d’oro dei marchi premium tedeschi. Oggi, quello stesso mercato è diventato il loro campo di battaglia più complesso.

Il rallentamento della domanda interna, il rafforzamento dei marchi locali e la crescente diffidenza verso i brand occidentali stanno erodendo il vantaggio competitivo di Mercedes-Benz. I produttori cinesi offrono modelli elettrici sempre più sofisticati, a prezzi inferiori, sostenuti da una politica industriale aggressiva e da una filiera nazionale del litio e delle batterie ormai matura.

Nei segmenti ultra-lusso, il brand di Stoccarda conserva una forte presenza, ma nei volumi medi — fascia oggi cruciale per la redditività — la pressione concorrenziale è diventata strutturale. In prospettiva, questo spinge il gruppo a ripensare il proprio posizionamento e a valutare alleanze industriali più profonde all’interno del mercato asiatico.

Elettrico: tra stallo e riconfigurazione strategica

Nel comparto dei veicoli elettrici a batteria (BEV), Mercedes ha venduto 42.600 unità nel trimestre, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Dietro la stagnazione, tuttavia, si intravedono due dinamiche di fondo.

Da un lato, la domanda globale di EV sta rallentando, anche per effetto della riduzione degli incentivi pubblici e della saturazione dei mercati pionieri; dall’altro, la competizione tecnologica — guidata dai player cinesi — impone un’accelerazione su software, efficienza delle batterie e piattaforme modulari.

La casa tedesca prepara una nuova ondata di lanci elettrici (nuova CLA EV, GLC EV, e una C-Class a zero emissioni), con l’obiettivo di riposizionarsi su un mercato più selettivo, ma anche più esigente. È la transizione verso un modello industriale in cui l’elettrico non è più un’opzione, ma il nuovo standard competitivo.

Pressione sui margini e revisione del modello economico

La combinazione tra dazi, contrazione della domanda e costi di transizione energetica sta comprimendo i margini operativi. Mercedes, che aveva già avvertito di un possibile “significativo calo degli utili” nel 2025, ora guarda con attenzione alla razionalizzazione delle linee produttive e alla riduzione dei costi.

Gli analisti stimano che l’impatto tariffario e la concorrenza cinese possano erodere fino a due punti percentuali di margine operativo nel segmento auto. In risposta, il gruppo punta a una riduzione dei costi del 10 % entro il 2027, ma anche a una nuova strategia di vertical integration, volta a riportare in casa componenti chiave e software di controllo.

Questa trasformazione non è solo contabile: è un cambiamento culturale, che ridefinisce il rapporto tra capitale, tecnologia e governance industriale all’interno del gruppo tedesco.

Diritto, politica industriale e innovazione tecnologica

Sul fronte normativo, la complessità del nuovo scenario impone una governance giuridica più sofisticata. Le restrizioni all’export cinese su magneti e terre rare, unite alla crescente attenzione europea per la sovranità tecnologica, aprono una stagione di politiche industriali integrate tra diritto, innovazione e sostenibilità.

Mercedes si è mossa per rafforzare la compliance e diversificare la filiera, evitando — per ora — interruzioni produttive. Ma la lezione è chiara: l’automotive non è più solo un settore manifatturiero, bensì un ecosistema regolato da dinamiche di potere, in cui la capacità di adattarsi rapidamente alla geopolitica diventa un vantaggio competitivo.

La fine dell’automotive come lo conoscevamo

La crisi trimestrale di Mercedes-Benz non è un episodio isolato: è il segnale di una rottura sistemica nel modello economico che ha dominato l’industria automobilistica per oltre un secolo.

Il futuro del lusso su quattro ruote non dipenderà più soltanto dal design o dalla performance, ma dalla capacità dei costruttori di governare la complessità — energetica, tecnologica e normativa — di un mondo frammentato e interdipendente.

Mercedes-Benz, simbolo della perfezione ingegneristica tedesca, si trova ora davanti a una scelta storica: trasformarsi in un player di mobilità sostenibile globale, o restare prigioniera delle proprie tradizioni industriali.

Il suo rallentamento, più che un segno di debolezza, potrebbe allora rappresentare l’inizio di una nuova stagione: quella in cui l’automotive europeo dovrà reinventare sé stesso, o rischiare di perdere il motore del proprio futuro.

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