La carenza di chip prodotti da Nexperia, controllata cinese con base nei Paesi Bassi, si abbatte sulle catene di montaggio del Giappone. Honda riduce il target annuale di 110.000 auto. Nissan valuta stop temporanei in Asia e Nord America.
Tokyo sotto pressione: la crisi dei chip torna a mordere
Sembrava che l’incubo dei chip fosse alle spalle. E invece no.
Le case automobilistiche giapponesi si trovano di nuovo in difficoltà, questa volta a causa delle nuove restrizioni cinesi sulle esportazioni di semiconduttori e componenti industriali.
Honda e Nissan, le prime a subire l’impatto, hanno annunciato tagli alla produzione, mentre Toyota e Mazda stanno rivedendo i loro piani di fornitura.
Il colosso Nexperia, società con sede nei Paesi Bassi, ma di proprietà cinese, è finito al centro di un braccio di ferro geopolitico che rischia di rallentare la manifattura globale.
Secondo fonti di settore, i controlli cinesi sull’export di alcuni materiali strategici, introdotti nel quarto trimestre, stanno riducendo drasticamente le consegne di chip automobilistici di fascia media, fondamentali per la gestione elettronica dei motori e dei sistemi di sicurezza.
Honda taglia 110.000 veicoli: l’effetto domino della carenza
Honda Motor ha annunciato un taglio del suo obiettivo di vendita annuale di 110.000 vetture a causa della carenza dei chip Nexperia.
Lo stabilimento canadese di Alliston, dove si produce la popolare CR-V, ha già rallentato le linee di assemblaggio.
“È una carenza diversa da quella del 2021” ha dichiarato un dirigente del gruppo. “Allora mancavano i chip per le centraline, oggi mancano componenti più complessi, spesso unici per modello”.
In pratica, anche un singolo semiconduttore può bloccare l’intero ciclo produttivo.
Nissan, dal canto suo, ha sospeso temporaneamente alcune linee in Giappone e Messico, mentre valuta una riconfigurazione del software dei modelli colpiti, per adattarli a chip alternativi.
Nexperia nel mirino geopolitico: quando la tecnologia diventa leva di potere
La crisi Nexperia è il risultato diretto del nuovo contesto geopolitico tra Pechino e l’Occidente.
Fondata come divisione di NXP Semiconductors, Nexperia è stata acquistata nel 2019 dal gruppo cinese Wingtech Technology, diventando così uno dei pochi produttori europei sotto controllo cinese.
Negli ultimi mesi, le autorità cinesi hanno imposto licenze obbligatorie per l’esportazione di determinati semiconduttori industriali, ufficialmente per “motivi di sicurezza nazionale”.
Dietro le formule diplomatiche, però, molti analisti leggono una risposta diretta alle restrizioni americane sulle tecnologie AI e sui chip avanzati.
Il risultato? Le case automobilistiche giapponesi, che dipendono ancora in larga parte da fornitori europei e asiatici di proprietà cinese, si trovano esposte a una vulnerabilità inattesa.
Le contromosse di Tokyo: diversificare, ma dove?
Il governo giapponese segue la crisi con crescente preoccupazione.
Il Ministero dell’Economia (METI) ha convocato un tavolo di emergenza con le principali case auto e i produttori di componenti, chiedendo piani immediati di diversificazione delle forniture.
Toyota e Subaru stanno esplorando accordi con fornitori di chip statunitensi e coreani. Mazda guarda a Taiwan, dove alcuni produttori locali hanno offerto forniture di sostituzione, anche se a costi più alti.
“Il problema è il tempo” commenta un analista di Tokyo. “Riconfigurare un circuito, validare un nuovo chip, adattare il software: serve almeno un anno. E il mercato non aspetta”.
L’impatto globale: un déjà vu con nuove variabili
Questa crisi, pur meno estesa di quella del 2021, arriva in un momento delicato per l’industria automobilistica mondiale, impegnata nella transizione verso l’elettrico.
Le auto di nuova generazione contengono fino a 3.000 chip per veicolo, contro i 500 di un modello tradizionale di dieci anni fa.
Ogni interruzione nella catena dei semiconduttori ha, quindi, un effetto moltiplicatore su costi e tempi.
Negli Stati Uniti, anche General Motors e Ford stanno monitorando l’impatto indiretto della stretta cinese.
In Europa, Volkswagen e Stellantis hanno dichiarato di “seguire con attenzione” la situazione, pur senza segnalare ancora ritardi significativi.
La nuova geopolitica del silicio
Dietro questa crisi si intravede un cambio strutturale dell’economia mondiale.
Il silicio, un tempo semplice materia prima tecnologica, è diventato un’arma strategica nelle mani delle superpotenze.
Per il Giappone, paese abituato a contare sull’efficienza industriale e sulla stabilità delle forniture, è un colpo culturale oltre che economico.
La domanda, ora, non è se le auto torneranno a piena produzione, ma chi controllerà i chip che le fanno muovere.
E in quell’interrogativo, più che nei numeri, si gioca il futuro dell’industria giapponese.






