Il primo rapporto dell’Osservatorio SUNRISE rivela un paradosso inquietante: più CO₂, un parco auto più vecchio e un sistema che non riesce a trasformarsi. La transizione energetica si è fermata, mentre l’Europa accelera verso la neutralità climatica.
In un’Europa che accelera verso la neutralità climatica, l’Italia frena.
Il primo rapporto dell’Osservatorio SUNRISE fotografa una realtà controcorrente: il trasporto su strada non si sta decarbonizzando, ma “ricarbonizzando”. In cinque anni, le emissioni di CO₂ sono tornate a crescere, il parco auto invecchia e i SUV pesano più che mai sul bilancio ambientale. Dietro la retorica della sostenibilità, il Paese mostra un sistema che si muove nella direzione opposta al suo stesso futuro.
Il ritorno della CO₂: la ricarbonizzazione italiana
Il dato è tanto semplice quanto scomodo: dal 2019 al 2024 il consumo combinato di benzina e gasolio è cresciuto del 3,5%, con un incremento delle emissioni di anidride carbonica del 2,9%.
Il trasporto su strada – responsabile di una quota rilevante delle emissioni nazionali – non sta riducendo il suo impatto, ma lo sta consolidando.
Secondo l’Osservatorio SUNRISE, promosso da MOST – il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile – e coordinato dal professor Ennio Cascetta, questo trend non è episodico, ma strutturale: se le politiche rimarranno invariate, la tendenza potrebbe proseguire anche nei prossimi anni, aggravando ulteriormente la distanza dell’Italia dagli obiettivi del pacchetto europeo “Fit for 55”.
È la fotografia di un Paese che, pur avendo fatto della transizione verde una bandiera, non riesce a tradurla in comportamento sistemico.
Un laboratorio nazionale per capire cosa (non) si muove
Il valore dello studio non sta solo nei numeri, ma nella metodologia: per la prima volta, il rapporto SUNRISE offre una mappatura reale della mobilità stradale italiana, superando le stime frammentarie del passato.
Attraverso un’analisi multi-fonte – che combina dati istituzionali, telematici e infrastrutturali – emerge che nel 2024 in Italia sono stati percorsi circa 520 miliardi di veicoli*km, di cui oltre 415 miliardi da automobili, 56 da furgoni e 30 da mezzi pesanti.
Dietro queste cifre si nasconde una verità cruciale: circolano effettivamente 47 milioni di veicoli, molti meno dei 54 milioni registrati. Una parte significativa del parco – il 12% delle auto e il 32% dei motocicli – non è più in uso reale.
Ma il problema non è solo quantitativo: è qualitativo. La flotta italiana continua a invecchiare, rallentando il rinnovo tecnologico e ritardando l’ingresso massiccio di veicoli elettrici e ibridi.
Peso, consumo e contraddizioni del mercato auto
Tra le cause principali della “ricarbonizzazione” italiana, il rapporto individua un fattore spesso trascurato: il peso crescente dei veicoli.
Negli ultimi dieci anni, il mercato ha premiato la diffusione di SUV e crossover sempre più grandi e costosi. Questi modelli, anche nella loro versione ibrida o elettrica, mantengono una massa elevata e consumano più energia per ogni chilometro percorso.
Il fenomeno del “gigantismo automobilistico” ha effetti diretti sulla sostenibilità complessiva del sistema.
Se da un lato i SUV elettrici compensano parzialmente l’impatto grazie alla rigenerazione energetica in frenata, dall’altro la loro proliferazione riduce l’efficienza media del parco circolante.
L’Italia si trova così in un paradosso: acquista veicoli più moderni ma meno efficienti, mentre il prezzo medio delle auto cresce e la sostituzione dei modelli obsoleti rallenta.
È una transizione asimmetrica: tecnologicamente avanzata, ma ambientalmente regressiva.
Le emissioni nascoste e il peso reale del traffico
Il rapporto SUNRISE mette in discussione anche la narrativa dominante sul contributo del traffico urbano alle emissioni di NOx e PM2.5.
Le nuove stime, basate su un’analisi aggiornata delle percorrenze e delle classi Euro, mostrano che la quota effettiva di emissioni imputabile ai veicoli è inferiore alle stime tradizionali: la prevalenza dei motori Euro 6 e l’espansione di ibridi ed elettrici hanno già ridotto l’impatto medio di ciascun chilometro percorso.
Questo non significa che il problema sia risolto, ma che servono politiche più mirate.
Continuare a colpire indistintamente tutto il parco auto con misure generalizzate rischia di essere inefficace e regressivo.
L’analisi suggerisce di concentrare gli sforzi su segmenti ad alta percorrenza e impatto emissivo – in particolare il trasporto merci leggero e pesante – dove il potenziale di riduzione è più elevato e ancora in gran parte inesplorato.
La transizione che non decolla: scenari e rischi al 2030
Le proiezioni dell’Osservatorio offrono un quadro che oscilla tra ottimismo prudente e realismo amaro.
Negli scenari più favorevoli, le emissioni di CO₂ del trasporto su strada potrebbero ridursi del 24% rispetto ai livelli del 2005; negli scenari più bassi, il calo si fermerebbe al 10%.
Entrambi i risultati restano lontani dal -43% richiesto dal pacchetto europeo “Fit for 55” per il 2030.
In assenza di interventi strutturali, l’Italia rischia di diventare il tallone d’Achille della decarbonizzazione europea.
Il settore merci, in particolare, è destinato a pesare sempre di più, poiché l’elettrificazione dei mezzi pesanti e la diffusione dell’idrogeno sono ancora agli stadi sperimentali.
Il rischio non è solo ambientale ma competitivo: un Paese che non innova la propria mobilità perde attrattività industriale, capacità logistica e credibilità nei confronti degli investitori internazionali.
Dalle parole ai percorsi: dove intervenire
Il rapporto SUNRISE non si limita a diagnosticare la malattia, ma indica alcune terapie possibili.
Le più urgenti riguardano tre ambiti:
- Biocarburanti e neutralità tecnologica, per sostenere la transizione dei veicoli esistenti e del trasporto pesante
- Eco-driving e digitalizzazione della mobilità, per ridurre consumi e congestione
- Ridimensionamento del parco circolante, con incentivi per sostituire i veicoli più grandi e inefficienti con modelli più leggeri e meno energivori.
Tutte queste misure hanno un filo comune: la necessità di un approccio integrato, capace di coordinare innovazione tecnologica, politiche fiscali e cultura della mobilità.
Senza una governance coerente, il rischio è di moltiplicare iniziative isolate che producono effetti opposti a quelli desiderati.
Una questione di metodo (e di politica industriale)
Come ha osservato Ferruccio Resta, presidente di MOST, gli Osservatori come SUNRISE sono strumenti essenziali per restituire dati oggettivi e verificabili alle politiche pubbliche.
In un contesto in cui la transizione ecologica è spesso piegata alla retorica, disporre di evidenze solide diventa un atto politico in sé.
Significa fondare le scelte su misurazioni condivise, non su slogan o percezioni.
Ma significa anche ripensare la politica industriale: il settore automotive, in Italia, è ancora un mosaico frammentato di competenze e filiere che faticano a collaborare.
La decarbonizzazione non è solo un obiettivo ambientale: è una leva strategica per la competitività, capace di attrarre capitali, creare lavoro qualificato e rilanciare la manifattura avanzata.
L’Italia alla prova della realtà
L’immagine che emerge dal rapporto SUNRISE è quella di un Paese sospeso: tra ambizioni alte e inerzie profonde, tra la retorica della sostenibilità e la realtà della ricarbonizzazione.
Ma ogni transizione nasce da un momento di verità.
Questo è il nostro: o l’Italia traduce la parola “sostenibile” in azione, o rischia di restare spettatrice del futuro.
La mobilità del domani non si costruisce solo con auto elettriche e incentivi, ma con una visione sistemica che tenga insieme energia, industria, territorio e cultura.
La sfida non è tecnica, ma politica e sociale.
E, come ogni sfida di civiltà, non ammette più rinvii.






