L’Osservatorio Adiconsum–TariffEV pubblica i dati di ottobre 2025: prezzi stabili, rete in crescita e un mercato che cerca ancora un equilibrio credibile tra energia, tariffe e mobilità reale.
Con oltre 70 mila punti installati e il PUN in calo del 19% in un anno, il sistema italiano della ricarica elettrica appare più maturo, ma ancora frenato da costi che non riflettono pienamente il ribasso dell’energia. Un anno di monitoraggi svela luci e ombre della transizione.
Un mercato che cresce, ma non scende
La fotografia di ottobre 2025, fornita dall’Osservatorio prezzi delle tariffe di ricarica della mobilità elettrica di Adiconsum e TariffEV, mostra un’Italia elettrica più estesa, più monitorata, più trasparente, ma non per questo più economica.
Una contraddizione apparente, che rivela molto del delicato equilibrio tra costo dell’energia, modelli di business degli operatori e aspettative dei consumatori.
Il PUN a 0,110 €/kWh, in calo del 19% rispetto all’inizio del monitoraggio (dicembre 2024), suggerirebbe scenari più favorevoli. Eppure non esiste un riflesso immediato sulle tariffe di ricarica. La discesa dell’energia all’ingrosso si scontra con una struttura di mercato che, per ora, assorbe più che distribuire.
È qui che il dato diventa interessante: il sistema è stabile, ma non necessariamente allineato all’evoluzione dell’energia. Una fase di “stabilità critica”, appunto.
Una rete ormai capillare: 70 mila punti che cambiano la geografia della mobilità
L’altro versante del quadro è quello infrastrutturale. L’ultimo rilevamento Motus-E di settembre 2025 descrive una rete nazionale ormai strutturata, con 70.272 punti di ricarica distribuiti in maniera più omogenea e, finalmente, più competitiva nelle fasce di potenza medio-alte.
La crescita delle installazioni sopra i 150 kW, oggi 4.858 punti, non è solo un dato tecnico: è il segnale di una maturità che fino a due anni fa era ancora embrionale.
Addirittura, quasi la metà delle aree di servizio autostradali è oggi dotata di ricariche elettriche. Una soglia simbolica, che racconta una transizione non più in sperimentazione.
Eppure il potenziale di questa rete non è ancora sfruttato in pieno dal punto di vista economico.
Copertura dell’Osservatorio: una lettura che ormai sfiora il “quasi totale”
Il monitoraggio Adiconsum–TariffEV ha compiuto un salto di qualità: quasi l’87% dei punti attivi del Paese è incluso nelle analisi.
Ventisei operatori totali (tra AC, DC e HPC) offrono ormai un campione ampio, rappresentativo, utile anche per leggere le tensioni invisibili del mercato.
Ogni tariffa rilevata, dal prezzo medio alle offerte più aggressive, compone un mosaico che rende finalmente intellegibile un settore che per anni è apparso nebuloso, opaco.
Oggi, invece, è possibile comparare. E la comparazione mette a nudo ciò che funziona e ciò che non decolla.
Prezzi medi di ottobre: micro-variazioni, macro-tendenze
Le tre fasce di ricarica raccontano un mercato stabile, ma con qualche dinamica interessante al margine:
- AC: 0,62 €/kWh
- DC: 0,74 €/kWh
- HPC: 0,76 €/kWh
La ricarica in alternata cresce di un solo centesimo, mentre DC e HPC si avvicinano pericolosamente, quasi a suggerire che il premium della ricarica ultraveloce stia perdendo legittimità commerciale.
È una convergenza lenta, ma chiara.
E lascia una domanda sospesa: se le tecnologie accelerano, perché i prezzi non seguono?
Minimi e massimi: il mercato italiano resta un mosaico frastagliato
Il ventaglio di offerte parla di un sistema in cui coesistono innovazione e dispersione:
- AC: 0,53–0,83 €/kWh
- DC: 0,62–0,82 €/kWh
- HPC: 0,50–1,01 €/kWh
La forbice HPC, da cinquanta centesimi a più di un euro, è un indicatore quasi brutale.
È come se convivessero due Italie elettriche: una efficiente, competitiva, allineata agli standard europei; l’altra ancora figlia di vecchie inerzie, costi non ottimizzati, scarsa pressione concorrenziale.
Le migliori tariffe: quando la mobilità elettrica diventa davvero conveniente
Quando si entra nel dettaglio delle migliori offerte, il quadro cambia radicalmente.
0,25 €/kWh in AC, 0,45 in DC, 0,32 in HPC con Tesla: valori che rendono la ricarica elettrica estremamente più economica di benzina e diesel.
E allora emerge un paradosso: la convenienza c’è, eccome. Ma è nascosta.
Sta nelle app, nei roaming intelligenti, nei momenti giusti della giornata, nei provider più aggressivi.
Sta, insomma, nella capacità dell’utente di navigare un mercato che non è ancora immediato.
Parità con la benzina: una soglia psicologica più che economica
La famosa parità dei costi, fissata tra 0,60 e 0,65 €/kWh, resta un riferimento importante più sul piano simbolico che strettamente tecnico.
Ottobre lo dimostra: la maggior parte delle migliori offerte la sfonda verso il basso, a volte in maniera clamorosa.
Eppure i prezzi medi raccontano un’altra storia. Come se il mercato vivesse in due dimensioni parallele: quella dei consumatori attenti e quella della massa disinformata.
Una stabilità che non basta: il mercato attende il vero allineamento
Il commento finale dell’Osservatorio fotografa una situazione complessa: nessun aumento generalizzato, nessuna riduzione significativa.
Un plateau. Una distesa piatta di numeri che non salgono né scendono e proprio per questo interrogano.
Alcuni operatori in AC stanno sperimentando abbonamenti, ritocchi selettivi, fasce orarie più vantaggiose, ma DC e HPC sembrano immobili.
E quando l’offerta resta immobile, di solito, è il mercato a essere incerto.
È il segno di un sistema che attende un cambiamento strutturale, forse un consolidamento, forse una maggiore pressione competitiva.
Il vero anno zero della ricarica italiana inizia ora
Con il prossimo mese, l’Osservatorio compirà un anno. Dodici mesi di dati, di confronti, di trasparenza finalmente imposta in un settore che per troppo tempo è stato lasciato all’opacità degli operatori.
Ciò che emerge non è un mercato in crisi, né un mercato esplosivo. È un mercato in mutazione, forse la fase più delicata di tutte. Un mercato che si sta avvicinando al suo punto di equilibrio, ma non lo ha ancora trovato. E la domanda, a questo punto, non è più “quanto costa ricaricare?”, ma: quale modello di mobilità elettrica vogliamo davvero?
Perché la tecnologia corre. Le infrastrutture crescono. Il PUN scende. E se tutto si muove, l’unica cosa che non può restare ferma è la visione.






