Roma, 23/01/2026
Roma, 23/01/2026

Regno Unito, svolta sulle auto elettriche: arriva la tassa “pay-per-mile” dal 2028

11Primo piano di un’auto elettrica bianca in ricarica con cavo arancione collegato, mentre un uomo sfocato sullo sfondo utilizza la colonnina di ricarica.

Londra introdurrà un sistema di tassazione a consumo per EV e plug-in hybrid per compensare il crollo delle entrate da carburante.

Dal 2028 gli automobilisti elettrici pagheranno 3 pence per miglio e quelli plug-in la metà. Una misura controversa che punta a recuperare risorse fiscali ma che rischia di frenare ulteriormente la già fragile domanda di veicoli elettrici nel Regno Unito.

Un nuovo capitolo nella politica fiscale verde del Regno Unito

Il governo britannico ha annunciato ciò che per mesi era circolato come indiscrezione, poi come possibilità, infine come certezza: dal 2028 le auto elettriche saranno soggette a una tassa basata sui chilometri percorsi. Una pay-per-mile tax destinata a colmare il buco che si aprirà nei conti pubblici con la progressiva scomparsa della benzina e del diesel e delle accise che oggi li accompagnano.

La decisione, presentata dalla ministra del Tesoro Rachel Reeves, rappresenta un punto di svolta nel rapporto tra Stato, transizione energetica e automobilisti. Una “rottura della narrativa”, si direbbe: fino a oggi gli incentivi erano pensati per accelerare la transizione; adesso arrivano strumenti che la regolano, la incasellano, la tassano.

Reeves lo ha spiegato così:
“Tutte le auto contribuiscono all’usura delle strade. È giusto che il prelievo rifletta quanto si guida, non soltanto il tipo di veicolo che si possiede.”

Una frase calibrata, quasi scolpita per smorzare le critiche. Ma le reazioni non si sono fatte attendere.

Quanto costerà ai cittadini: la matematica del nuovo sistema

Il funzionamento è semplice e, proprio per questo, destinato ad avere un impatto immediato sulla percezione dei consumatori.

  • 3 pence per miglio per le auto elettriche (EV)
  • 1,5 pence per miglio per i plug-in hybrid (PHEV)
  • Calcolo annuale integrato nella tassa di circolazione

Per un automobilista medio che percorre circa 8.000 miglia all’anno, il conto sarà di 240 sterline. Una cifra che, come nota il ministero del Tesoro, è comunque “circa la metà” di quanto paga oggi un guidatore di un’auto a combustione in termini di fuel duty.

Un sollievo? Dipende da come lo si guarda.

Per i sostenitori della mobilità elettrica, la misura rischia di insinuare un dubbio psicologico: “Conviene davvero passare all’elettrico?”
E questo, in un mercato già rallentato, potrebbe fare più danni dei numeri in sé.

L’obiettivo di bilancio: un gettito miliardario

Il vero nodo è fiscale. L’Office for Budget Responsibility, l’autorità indipendente che vigila sui conti pubblici, ha anticipato le stime: la tassa porterà 1,1 miliardi di sterline già nel primo anno, per poi salire a 1,9 miliardi entro il 2030-31.

Un fiume di risorse che servirà a compensare la progressiva erosione delle entrate statali derivanti dai carburanti fossili. Secondo l’OBR, infatti, con la diffusione delle auto elettriche il Regno Unito rischia di perdere 0,6% del PIL in gettito fiscale entro il 2050.

Lo Stato, insomma, non può permettersi una transizione completamente “esente da tassa”. È un discorso pragmatico, forse inevitabile, ma che litiga con le aspirazioni più ideali della politica climatica.

Le reazioni dell’industria: “Così affonderete la domanda”

La critica più dura arriva dall’associazione dei costruttori britannici, la Society of Motor Manufacturers and Traders (SMMT). Il giudizio è netto, quasi senza appello:

“La nuova tassa sopprimerà la domanda, rendendo gli obiettivi di vendita ancora più difficili da raggiungere.”

Secondo l’SMMT, nessun incentivo, nemmeno contributi diretti all’acquisto, potranno bilanciare il messaggio psicologico trasmesso da questa misura: lo Stato inizia a tassare l’elettrico come un bene ordinario, non più come una tecnologia da promuovere.

È una preoccupazione non campata per aria. In Nuova Zelanda, dove un sistema simile è stato introdotto, la domanda di EV è crollata. In Islanda, invece, si è mantenuta stabile. L’esito non è scontato. Ma la variabile-psicologia pesa moltissimo nelle scelte degli automobilisti.

Transizione elettrica in stallo: costi alti, fiducia bassa

Il governo britannico vuole eliminare la vendita di nuove auto a benzina e diesel entro il 2030, come parte del percorso verso il net-zero al 2050. Ma negli ultimi mesi il mercato EV ha mostrato segni di stanchezza.

Il costo iniziale rimane il principale freno.
Lo Stato ha tentato di intervenire con un incentivo fino a 3.750 sterline per l’acquisto di auto elettriche dal prezzo entro le 37.000 sterline. Una misura utile, certo, ma non risolutiva in un mercato dove i veicoli elettrici rimangono più costosi dei corrispettivi a combustione.

Ora arriva una tassa che, pur ragionevole dal punto di vista infrastrutturale, potrebbe essere letta dal pubblico come un ulteriore ostacolo.

E questo, in una fase così delicata, può cambiare gli equilibri.

La questione politica: tra equità fiscale e rischio di disincentivo

Per il governo, la pay-per-mile tax è un modo per rendere “equilibrata” la transizione. Per i detrattori, rischia di diventare l’ennesima prova che il percorso verso l’auto elettrica non è né lineare né indolore.

C’è un principio di fondo, tuttavia, difficile da contestare: tutte le auto consumano le strade. E tutte, prima o poi, dovranno contribuire alla loro manutenzione.

La domanda vera è se questa misura arrivi nel momento giusto. O se sia, invece, prematura. Perché l’infrastruttura di ricarica britannica non è ancora capillare e il mercato non ha trovato un equilibrio stabile. Inserire ora una tassa chilometrica potrebbe alterare la traiettoria, anziché stabilizzarla.

Una transizione che richiede politica, non solo economia

La decisione del Regno Unito segna un punto di snodo: l’idea che l’elettrico sarà sempre e comunque incentivato entra in crisi. Il passaggio alla tassazione d’uso, tecnicamente comprensibile, apre però una stagione politica complessa, in cui governo e industria dovranno riconquistare la fiducia dei consumatori.

Il rischio più grande? Non è il costo di 240 sterline l’anno.
È la sensazione sottile, ma pericolosa che l’auto elettrica non sia più una priorità condivisa, ma un terreno di compromessi fiscali.

La transizione energetica, se vuole resistere ai prossimi dieci anni, avrà bisogno di una narrativa più coerente, di infrastrutture credibili e di un patto chiaro tra cittadino e Stato. Senza questo, nessuna tassa né alcun incentivo potrà guidare davvero il cambiamento.

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