Roma, 13/02/2026
Roma, 13/02/2026

Stellantis torna a correre: la riscossa globale di Filosa tra crisi, dazi e rinascita industriale

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Dopo sei trimestri di calo, il gruppo franco-italo-americano torna a crescere. Ma dietro ai numeri, si gioca una partita più profonda: quella per la sua identità industriale e la capacità di reinventarsi in un’epoca di transizione globale.

Guidata dal nuovo CEO Antonio Filosa, Stellantis registra un rimbalzo delle spedizioni e un inatteso ritorno alla crescita, spinta dal Nord America e dai nuovi modelli europei. Ma tra la pressione dei dazi statunitensi, la concorrenza cinese e la transizione elettrica, il gruppo si trova davanti a una domanda cruciale: può davvero rinascere senza perdere la propria anima?

La fine della lunga discesa

Dopo un anno e mezzo di arretramenti, Stellantis torna finalmente a segnare un trimestre in positivo.
Nel periodo luglio-settembre 2025, le spedizioni globali del gruppo sono aumentate del 13% rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 1,3 milioni di veicoli.
Un risultato che interrompe una striscia di sei trimestri consecutivi di declino e che riporta il costruttore – nato dalla fusione tra Fiat Chrysler e PSA – su una traiettoria di fiducia, se non ancora di pieno rilancio.

La reazione dei mercati è stata immediata: il titolo Stellantis ha registrato un +1,6% alla Borsa di Milano, diventando il miglior blue chip della giornata.
Ma più che i numeri, a colpire gli osservatori è il cambio di tono: Stellantis sembra aver ritrovato la capacità di raccontarsi, di proporre una visione industriale coerente dopo mesi di navigazione incerta.
Il merito, in buona parte, va al nuovo CEO Antonio Filosa, che in pochi mesi ha impresso un cambio di passo visibile sia nelle strategie che nella cultura manageriale del gruppo.

L’effetto Filosa: riportare l’industria al centro

Antonio Filosa è l’emblema di una nuova generazione di manager “operativi”, pragmatici, meno legati alle retoriche della transizione e più attenti alla realtà delle fabbriche e dei concessionari.
Il suo ingresso al vertice, a giugno, è arrivato dopo un anno di lavoro silenzioso, ma decisivo alla guida della divisione nordamericana – la più redditizia e la più in difficoltà.
Lì, dove Stellantis stava perdendo terreno contro Ford e GM, Filosa ha deciso di tornare alle radici del prodotto: rilanciare il Jeep Cherokee, riproporre i pick-up RAM con motore V8 e ricucire il rapporto con una clientela disaffezionata, che non si riconosceva più nella direzione presa dal gruppo.

Dietro la sua strategia c’è un principio quasi artigianale: “l’innovazione non sostituisce l’identità, la aggiorna.”
Un approccio in netto contrasto con la stagione precedente, più focalizzata su sinergie industriali e razionalizzazione dei costi, ma spesso povera di visione emotiva.
Con Filosa, Stellantis ha iniziato a parlare di nuovo di prodotti e non solo di piattaforme, di esperienza e non solo di target di emissioni.

Il ritorno del mercato americano

La scommessa nordamericana è il vero banco di prova del nuovo corso.
Dopo sei trimestri consecutivi di flessione, le spedizioni nel continente sono salite del 35% nel terzo trimestre, toccando 403.000 unità.
Un rimbalzo robusto, trainato dal successo del RAM 1500 V8, dalla stabilizzazione delle scorte e da una rete di distribuzione che ha ricominciato a funzionare con fluidità.

Il Nord America è sempre stato il cuore pulsante del business Stellantis: un mercato ad alto margine, ma anche estremamente competitivo.
Qui, ogni errore pesa doppio, ogni ritardo costa miliardi.
Filosa ha scelto di riattivare l’emotività dei brand – Jeep e RAM in particolare – evitando di rincorrere la narrativa delle “auto perfettamente razionali” che dominano oggi il discorso globale.
È una strategia rischiosa, ma calcolata: riscoprire la forza dell’identità in un mercato che, nonostante tutto, resta il più profittevole al mondo.

“Il Nord America è il laboratorio di un metodo,” scrive Bloomberg Intelligence. “Filosa ha riportato Stellantis a fare ciò che sapeva fare meglio: costruire veicoli che la gente desidera, non solo che deve comprare”.

Europa: tra nuove compatte e vecchi ostacoli

Nel Vecchio Continente, la ripresa è più lenta, ma non meno significativa.
Le spedizioni sono salite dell’8%, toccando 534.000 veicoli, grazie al debutto di quattro nuovi modelli: la Citroën C3, la C3 Aircross, l’Opel Frontera e la Fiat Grande Panda.
Queste vetture condividono la nuova piattaforma “Smart Car”, progettata per ridurre costi di sviluppo e rendere i modelli accessibili, pur mantenendo standard di sicurezza e connettività di ultima generazione.

È la risposta diretta di Stellantis alla pressione cinese, che sta cambiando gli equilibri nei segmenti più popolari.
BYD, MG e Geely stanno erodendo quote di mercato in Europa grazie a un’offerta elettrica competitiva nei prezzi e sempre più sofisticata nel design.
Filosa ha scelto di non rispondere sullo stesso terreno, ma di riposizionare i marchi storici europei – Peugeot, Fiat, Citroën – come interpreti di un’idea di automobile più autentica, “umana”, meno guidata dal feticismo tecnologico.

Nonostante ciò, la divisione europea resta fragile.
La domanda di veicoli commerciali leggeri è in calo, e le tensioni inflazionistiche frenano i mercati chiave, soprattutto Germania e Spagna.
L’impressione è che Stellantis stia vincendo piccole battaglie, ma non ancora la guerra della fiducia dei consumatori.

Sud America: un mercato che si ricalibra

La fotografia dal Sud America mostra una contrazione del 3% delle spedizioni, per un totale di 252.000 veicoli.
Il dato, spiegano i vertici, riflette il confronto con un 2024 anomalo, quando il gruppo aveva compensato ritardi produttivi in Brasile dopo le inondazioni nel Rio Grande do Sul.
Resta comunque una regione strategica, dove Fiat e Jeep dominano con una presenza capillare e un radicamento quasi culturale.

Ma qui la vera sfida è politica: il Brasile, principale mercato dell’area, sta rivedendo la propria strategia industriale verso veicoli elettrici e biocarburanti.
Stellantis dovrà decidere se accelerare sull’elettrico o difendere il termico con soluzioni ibride e biofuel.
Una scelta che definirà non solo i margini futuri, ma la percezione del brand in una regione che oggi rappresenta la frontiera del “realismo ambientale”.

L’ombra lunga dei dazi e la corsa all’elettrico

Se i mercati offrono segnali di fiducia, le sfide esterne restano formidabili.
I dazi statunitensi introdotti nel 2025 potrebbero costare a Stellantis fino a 1,5 miliardi di euro nel corso dell’anno, riducendo significativamente i benefici della ripresa nordamericana.
A questo si somma la pressione della transizione elettrica, che richiede investimenti colossali in un momento di margini ancora compressi.

L’elettrificazione, per Stellantis, non è più una scelta, ma una necessità.
Tuttavia, il gruppo non può permettersi la corsa cieca all’elettrico che ha messo in difficoltà molti concorrenti.
Filosa ha scelto una via di mezzo: modelli ibridi plug-in nei segmenti più redditizi, elettrici leggeri per i mercati urbani e un piano di batterie modulari per contenere i costi.
È una strategia di “transizione nella transizione”, che mira a evitare il rischio di una rivoluzione industriale non sostenibile economicamente.

Un colosso in cerca di un’identità

Dietro i numeri del trimestre, c’è la questione più delicata: chi è davvero Stellantis oggi?
La fusione tra FCA e PSA, salutata nel 2021 come la nascita di un nuovo gigante globale, aveva creato più interrogativi che certezze.
Cultura italiana, rigore francese, pragmatismo americano – un mosaico di identità spesso in conflitto.

Oggi, sotto la guida di Filosa, il gruppo sembra avvicinarsi a una forma di sintesi.
Meno burocrazia, più autonomia ai marchi, più attenzione alle reti di vendita e alle fabbriche.
Un ritorno all’essenza del mestiere automobilistico: produrre bene, ascoltare il mercato, restare profittevoli.
Non è un cambio di paradigma radicale, ma una normalizzazione intelligente — il tipo di trasformazione che non fa rumore, ma costruisce risultati.

La ripartenza come atto di fiducia

La ripresa di Stellantis non è un fuoco d’artificio: è una fiamma che torna a bruciare lentamente dopo un lungo periodo di incertezza.
Ma in un settore in trasformazione continua, dove le promesse tecnologiche spesso superano la realtà industriale, la scelta di Filosa di tornare alla sostanza rappresenta un gesto quasi controcorrente.
È la riaffermazione di un principio: prima dell’intelligenza artificiale, servono fabbriche intelligenti; prima dei software, idee solide.

In un mondo che chiede all’auto di essere tutto – sostenibile, digitale, connessa, silenziosa – Stellantis sceglie di ricordare che deve prima di tutto essere desiderabile.
E in questo ritorno al desiderio, più che nei grafici e nei bilanci, si gioca la sua vera rinascita.

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