Roma, 23/01/2026
Roma, 23/01/2026

Russia, il mercato auto crolla: prezzi in fuga e vendite ai minimi storici

11SUV color argento esposto in un ampio showroom, con due clienti sfocati sullo sfondo e luci posteriori accese.

Il settore automobilistico russo entra in una nuova fase critica: vendite in caduta, tasse in aumento e consumatori allo stremo.

La crescita anomala di fine 2025 nasconde una dinamica fragile: l’anticipazione degli acquisti prima dell’impennata delle scrappage fee. Il 2026 rischia di aprirsi con uno dei peggiori cali degli ultimi decenni.

Un mercato che respira a fatica, tra illusioni e corse contro il tempo

A guardare i numeri di ottobre, qualcuno potrebbe lasciarsi ingannare: +35% rispetto al mese precedente, un’impennata che sulle prime sa di ripresa. Ma basta spostare lo sguardo oltre la superficie per accorgersi che non c’è alcun miracolo.
È solo una corsa, quasi una fuga, prima che arrivi l’ennesimo aumento delle tasse.

La Russia si trova di fronte a un paradosso: un mercato che corre solo quando sente avvicinarsi il baratro. E l’inizio del 2026, con tutta probabilità, sarà proprio quel baratro.

La realtà è che l’industria automobilistica russa non si è mai ripresa davvero dallo shock del 2022. Ha semplicemente imparato a sopravvivere. Male, a volte malissimo.

Da promessa europea a ecosistema fragile: la crisi iniziata con la guerra

Fino a pochi anni fa, Mosca e San Pietroburgo erano considerate le nuove capitali europee dell’automotive. Le proiezioni, ottimistiche, parlavano di fino a 4 milioni di auto vendute ogni anno.

Poi è arrivata la guerra. E, con essa, l’uscita dei produttori occidentali, l’interruzione delle catene di fornitura, il credito diventato quasi proibitivo.
Il mercato si è contratto fino a toccare i minimi dell’era post-sovietica.

Le case cinesi si sono inserite rapidamente, fiutando l’occasione: nel 2024 hanno sfiorato 1 milione di auto vendute, un dominio quasi totale. Ma il 2025 ha cambiato ancora il quadro. I primi dieci mesi dell’anno segnalano un calo del 20%, a quota 1,06 milioni di veicoli.

Nessun rimbalzo, quindi. Solo un respiro a intermittenza.

Scrappage fee: una tassa che non ricicla nulla, ma pesa su tutti

Dal 1° dicembre, le auto potenti e costose, soprattutto quelle importate dai privati, verranno colpite da un aumento drastico della scrappage fee. Dal 1° gennaio, toccherà a tutte le altre, con un rialzo del 10%.
Una tassa che di “riciclo” non ha nulla: è uno strumento protezionistico pensato per sostenere Avtovaz e altri produttori russi in difficoltà.

Gli importatori stranieri pagano. I marchi nazionali vengono compensati.
Il risultato? Prezzi in aumento trasversale, percezione di insicurezza, consumatori che anticipano gli acquisti pur di sfuggire all’ennesima stangata.

Nel frattempo, Avtovaz ha ridotto la settimana lavorativa a quattro giorni, segnale evidente di un invenduto che si accumula, mese dopo mese.

Una crescita drogata: il “boom” di ottobre non è reale

Autostat registra 165.702 immatricolazioni a ottobre. Dietro la cifra, però, c’è una verità più scomoda: è la paura, non la domanda, a muovere il mercato.
La paura che i prezzi salgano ancora. Che domani sia peggio di oggi.

Il prezzo medio di una nuova auto ha toccato 3,43 milioni di rubli (42.000 dollari). Una soglia che scivola lontano, molto lontano, dal potere d’acquisto di gran parte dei consumatori russi.

Il 2026 inizierà con un crollo: il mercato torna a livelli pericolosamente bassi

Secondo Alexei Podshchekoldin, presidente dell’Associazione dei Concessionari Russi, i volumi annui sono ormai “vicini a livelli critici”, intorno a 1,3 milioni di veicoli.

L’inizio del 2026, dicono gli analisti, potrebbe essere uno dei peggiori degli ultimi vent’anni:

  • vendite attese in calo del 5–10% a gennaio e febbraio
  • domanda quasi azzerata
  • consumatori che hanno già comprato “in anticipo”, bruciando il trimestre successivo

L’Associazione delle Imprese Europee (AEB) conferma lo scenario: il mercato 2025 dovrebbe chiudere a –22%, malgrado la corsa finale agli acquisti.

L’IVA al 22% e un’economia in rallentamento aggravano il quadro

Come se non bastassero i rincari in arrivo, dal 2026 l’IVA passerà dal 20% al 22%, per coprire il bilancio statale e sostenere le spese militari.
In un’economia già in rallentamento, con salari reali stagnanti e tassi di interesse elevati, l’effetto sarà inevitabile: meno acquisti, meno credito, meno mobilità.

La crisi del mercato automobilistico russo non è un incidente. È un sintomo.
Il sintomo di un sistema che si è incrinato e che tenta di mantenersi in equilibrio mentre tutto, attorno, cambia.

Esiste lo spazio per un ritorno al passato?

La domanda non è più “quando tornerà la crescita?”, ma se esista davvero lo spazio per un ritorno al passato.
E la risposta, guardando i numeri, è più amara che incerta.

Un mercato che un tempo si preparava a diventare tra i più grandi d’Europa, oggi sopravvive grazie a incentivi, sussidi e rincorse dell’ultimo minuto. La Russia potrà anche continuare a proteggere i suoi produttori, ma nessuna politica fiscale potrà invertire le leggi elementari della fiducia economica: se i consumatori non credono più nel domani, non comprano più oggi.

Forse, tra qualche anno, qualcuno racconterà questa fase come una parentesi, una deviazione temporanea.
O forse verrà ricordata come il momento in cui il più promettente mercato automobilistico europeo ha iniziato a scivolare in un declino di lungo periodo.

Per ora, resta un’unica certezza: il mercato auto della Russia non sta semplicemente attraversando una crisi, sta ridefinendo i suoi confini. E lo sta facendo al ribasso.