Roma, 22/05/2024
Roma, 22/05/2024

I grandi dei monopattini hanno firmato 10 buone pratiche su come usarli

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È la prima volta nel settore che le imprese si uniscono per stilare una lista di comportamenti preferibili. Sarà inviata alle amministrazioni delle città in cui vengono usati questi mezzi

Come usare un monopattino? In che modo inserirlo nel contesto urbano? Sono queste alcune delle domande a cui hanno voluto rispondere Dott, Lime, Superpedestrian, TIER Mobility e Voi, i colossi dell’e-scooter sharing che oggi operano in 37 Paesi al mondo. Lo hanno fatto con un documento che cambia le carte in tavola in un contesto in cui sempre più Paesi sembrano voler fare passi indietro rispetto all’introduzione dei monopattini.

Perché scrivere le buone pratiche

Secondo le comunicazioni delle aziende, quello delle buone pratiche è un documento che unisce le conoscenze acquisite dalle cinque imprese nel corso degli ultimi anni, così da garantire una visione d’insieme in grado di prevedere qualsiasi evenienza. Si tratta di una serie di proposte legate a due temi fondamentali, ovvero il miglior ambiente in cui inserire i servizi e i metodi preferibili per regolarli in modo sostenibile anche a livello economico.

Quest’ultimo dato è molto importante, considerando che a causa della crescita esponenziale di questo mercato si è arrivati a un surplus di monopattini in condivisione, al punto che ad oggi quasi nessuna azienda è uscita dalla fase di crescita in cui le perdite sono normali.

Si tratta poi di una risposta alle polemiche legate alla sicurezza dei monopattini all’interno delle città, sia per chi li guida che per il resto degli utenti. Tant’è che tra meno di un mese, il 2 aprile, Parigi si esprimerà in un referendum per l’eliminazione di questi mezzi.

Ma non solo: tante sono le amministrazioni locali che stanno riducendo il numero di operatori a causa delle grandi quantità di mezzi inutilizzati sparpagliati per la città, e che a volte vanno a finire dove non dovrebbero essere (casi esemplari sono quelli buttati nei fiumi).

“Abbiamo creato una struttura che ha il potenziale di migliorare l’esperienza di micro-mobilità – hanno spiegato i CEO delle imprese in una dichiarazione combinata – Ora che abbiamo dimostrato quali condizioni portano a servizi sostenibili, attendiamo di lavorare con le autorità cittadine per trasformare queste raccomandazioni in realtà”.

Quali sono i consigli delle imprese

Per quanto riguarda l’amministrazione, le aziende hanno spiegato come sia meglio avere un massimo di 2-3 operatori per mercato e un numero di veicoli in grado di coniugare affidabilità e ordine urbano, che può corrispondere a un minimo tra gli 80 e i 120 per chilometro quadrato.

Ma non solo: sono stati definiti i tempi preferibili per la durata dei contratti, il miglior metodo per la scelta della tassazione dei veicoli, i protocolli di condivisione dei dati e il modo ideale per scegliere gli operatori in ciascuna città.

La sezione dedicata all’operatività, invece, è stata utilizzata per spiegare come l’area di utilizzo dei servizi di condivisione di monopattini debba essere quella più ampia possibile per massimizzare le possibilità per gli abitanti di muoversi. Inoltre, è stata definita la dimensione migliore per i parcheggi dei mezzi e la velocità più sicura, ovvero i 20-25 km/h. Velocità minori di 20 km/h secondo le imprese sarebbero meno sicure perché troppo più lente rispetto agli altri veicoli sulla strada.

Data anche una risposta univoca sul tema dei caschi. Dott, Lime, Superpedestrian, TIER Mobility e Voi li definiscono utili e desiderabili, ma secondo loro non dovrebbero essere obbligatori. Tra le spiegazioni da loro date “la disincentivazione all’uso della micro-mobilità, l’esacerbazione delle disuguaglianze sociali e l’aumento dei costi”. Inoltre, le aziende hanno notato che le persone dopo la pandemia sono diventate sempre meno propense all’utilizzo di caschi condivisi.

Leggi qui il documento completo, siglato da tutti i CEO delle aziende.

Qual è il futuro della condivisione dei monopattini?

Resta comunque pressante la domanda su quali siano le nuove prospettive per questi grandi marchi della sharing mobility. Molte imprese, come l’americana Bird e la svedese Voi, hanno dovuto ridurre il numero di dipendenti per far quadrare i conti. Altri, invece, stanno puntando sulla diversificazione. È il caso dell’italoamericana Helbiz, che si è buttata anche sullo streaming della Serie B di calcio, sulle pubblicità geolocalizzate e sulle cosiddette “ghost kitchen”, ovvero le cucine in cui si preparano cibi per le consegne a domicilio. Questi problemi economici sono legati soprattutto all’utilizzo effettivo dei mezzi, che è prima di tutto scarso rispetto a quelli disponibili in città. Ma c’è una questione anche sociale. Se all’inizio si pensava che gli scooter elettrici potessero sostituire le automobili, la prova del tempo ha dimostrato che non è ancora così. Nel 2021 a Parigi è stata fatta un’indagine secondo la quale il 72% degli intervistati consideravano il monopattino un’alternativa a una passeggiata. Resta, però, una soluzione utile nelle ore notturne, durante le quali le persone preferiscono tornare a casa in breve tempo.

Immagine di copertina: campagna Please Help Me Up (Bird)