A Torino prende forma la proposta di un’alleanza industriale europea per salvare l’automotive: piattaforme condivise, innovazione radicale e una nuova cultura della collaborazione.
Nel convegno CAReGIVER, patrocinato dal Politecnico di Torino, tecnici, istituzioni e mondo accademico lanciano un appello: solo un’Europa capace di unire competenze e visioni potrà evitare il declino della sua storica industria automobilistica.
Una crisi che non è più un monito, ma un dato di fatto
La crisi dell’industria automobilistica europea non è più una minaccia sullo sfondo: è ormai una condizione strutturale, evidente nei numeri, nei ritardi tecnologici, nella crescente pressione dei costruttori asiatici e nel disallineamento competitivo che il continente fatica a colmare.
Eppure, paradossalmente, è in questa fase di fragilità che a Torino, nel cuore simbolico dell’auto italiana, si è aperta una discussione che sa di “ultima chiamata”.
Sabato 29 novembre, nell’Aula Magna del Politecnico di Torino, gremita come accade solo nelle occasioni in cui ci si gioca qualcosa di più di un confronto tecnico, l’associazione CAReGIVER ha radunato tecnici, istituzioni, accademici e professionisti per rispondere alla domanda che da anni aleggia senza trovare risposte concrete: che cos’è diventata l’auto europea e, soprattutto, cosa può ancora diventare?
La proposta: un consorzio europeo per condividere ciò che oggi divide
Il messaggio del presidente di CAReGIVER, Renzo Porro, è stato netto, quasi disarmante nella sua semplicità: l’Europa non può continuare a sviluppare decine di piattaforme diverse, ciascuna costosa, incompleta, fragile e spesso ridondante.
«Serve una collaborazione attiva. Un vero consorzio europeo per le piattaforme Small e Medium, aperto a tutti i costruttori. Solo così si potranno condividere i costi di ricerca e sviluppo e gli investimenti produttivi» ha spiegato.
Le sue parole hanno riportato alla memoria un’epoca in cui la cooperazione industriale era una scelta tecnica, non un tabù culturale.
Oggi, invece, ogni costruttore sembra combattere la propria battaglia solitaria, mentre gli avversari, da Pechino a Seul, procedono con modelli integrati, supply chain verticalizzate, sinergie operative che l’Europa, da sola, non può eguagliare.
La proposta di Porro non è, dunque, un esercizio accademico, ma una diagnosi: il continente può sopravvivere solo attraverso una condivisione intelligente delle fondamenta tecnologiche del veicolo.
La visione tecnica: abitabilità europea, ibrido-serie e architetture radicali
Accanto all’analisi strategica, Stefano Re Fiorentin ha delineato con precisione ciò che potrebbe essere la concretizzazione ingegneristica di questa nuova fase.
La piattaforma ipotizzata da CAReGIVER propone un rapporto ottimizzato tra abitabilità e dimensioni esterne, un tratto tipicamente europeo e spesso trascurato nella corsa globale al gigantismo automobilistico.
Ma è nella parte tecnica che il progetto mostra la sua ambizione più innovativa: un’architettura ibrido-serie con generatore elettrico policombustibile, capace di superare i vincoli del full electric senza rinunciare alla sostenibilità e all’efficienza.
E ancora: sistemi di guida full-by-wire, moto-ruote posteriori, una revisione profonda dell’interfaccia tra meccanica e software.
È un approccio che non insegue il futuro: prova a disegnarlo.
E, soprattutto, è una proposta che parla la lingua di ciò che l’Europa ha sempre fatto meglio: ingegneria raffinata, soluzioni eleganti, progettazione che nasce da un equilibrio tra tecnica e utilizzo reale.
Una platea che ascolta, ma anche reagisce
La presenza di istituzioni e rappresentanti pubblici ha dato al convegno un peso che va oltre la dimensione specialistica.
Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin ha fatto arrivare un messaggio ufficiale; in aula erano presenti la Vice Sindaca di Torino Michela Favaro, l’Assessore Regionale Andrea Tronzano, il dirigente MIMIT Vincenzo Zezza, e il Vicerettore del Politecnico, Stefano Sacchi, che ha accolto i partecipanti come padrone di casa.
Gli interventi, alternati a tavole rotonde con esponenti del mondo industriale e accademico, hanno reso evidente quanto il tema non sia più confinabile all’interno di un’analisi tecnica: è una questione economica, politica, culturale.
E, soprattutto, è una questione di tempo, perché non ce n’è più molto.
CAReGIVER: la memoria tecnica che l’Europa rischia di dimenticare
L’aspetto forse più sorprendente, per chi non conosce CAReGIVER, è capire chi compone questa associazione.
Oltre 170 tecnici che hanno portato in produzione le vetture Fiat, Lancia e Alfa Romeo dal 1970 al 2015: ingegneri, progettisti, dirigenti, persone che hanno vissuto dall’interno mezzo secolo di evoluzione (e involuzione) dell’auto italiana.
Il loro lavoro, oggi su base volontaria, è una sorta di patrimonio culturale e industriale non scritto, una memoria tecnica che l’Italia possiede ma che spesso non sa valorizzare.
Eppure, nel momento in cui il settore sembra più smarrito che mai, è proprio in questa memoria che può trovarsi una parte della soluzione.
L’ultima occasione per non diventare spettatori
C’è stato un momento, durante il convegno, in cui il dibattito ha lasciato trapelare qualcosa che andava oltre il tema automobilistico: la sensazione che l’Europa rischi non solo di perdere un settore, ma una parte della propria identità industriale.
La proposta di CAReGIVER — un consorzio europeo, una piattaforma innovativa, un cambio di paradigma culturale — non è solo tecnicamente sensata. È, in un certo senso, necessaria.
Senza una nuova forma di collaborazione, l’Europa continuerà a inseguire. Senza innovazione radicale, continuerà a contrarsi.
E senza una visione condivisa, potrebbe ritrovarsi spettatrice della partita che un tempo dominava.
La domanda, a questo punto, non è più: cosa deve fare l’Europa per restare competitiva? La domanda più scomoda, più vera è: ha ancora il coraggio di provarci?


