Roma, 30/05/2024
Roma, 30/05/2024

Euro 7, fronda di otto Paesi (tra cui l’Italia) contro l’UE: standard troppo costoso

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Continua l’opposizione allo standard Euro 7 che dovrebbe entrare in vigore per le auto e i veicoli circolanti nell’UE nel 2025. L’Italia ed altri sette Paesi chiedono alle istituzioni europee di ripensarci

Lo standard Euro 7 continua a raccogliere scetticismi, se non forti opposizioni, tra i Paesi dell’UE e i costruttori. Prima di vedere gli ultimi sviluppi in merito al fronte contrario, facciamo un rapido ripasso su questa controversa normativa in sede europea.

Che cos’è l’Euro 7 e cosa prevede

Essa punta a limitare le emissioni nocive prodotte dai veicoli con motori tradizionali diesel, e che dovrebbe entrare a regime nel territorio comunitario dal 1° luglio 2025. Da questa data, lo standard sarà valido per tutti i nuovi veicoli immatricolati nell’UE, mezzi pesanti come i camion compresi. Non ci sarà alcuna applicazione retroattiva per le vetture già circolanti, con quelle sino all’Euro 5 che saranno soggette a misure come i blocchi del traffico di tanto in tanto decisi dalle amministrazioni locali.

Andando sul tecnico, la normativa prevede una riduzione del 35% delle emissioni di ossidi di azoto rispetto all’attuale standard Euro 6. La versione 7 inoltre prevede che venga prodotto dagli scarichi un valore al di sotto del 13% in termini di particolato rispetto allo standard precedente. Ancora, le auto devono essere dotate di sensori di bordo per il controllo delle emissioni nel corso del tempo, e vengono fissati ulteriori tetti per la produzione di altri inquinanti come ammoniaca e formaldeide e del particolato ultrafine. Infine, sono previste misure anche per le auto elettriche in vendita dal luglio 2025: esse dovranno ugualmente circolare con una riduzione delle particelle rilasciate però dai freni e dagli pneumatici (per la precisione, del 27%). L’Euro 7 regolerà anche altri aspetti critici come la durata della batteria.

Per il momento questo standard normativo resta una proposta della Commissione europea, in attesa dell’approvazione in legge da parte degli altri organi, ovvero il Parlamento ed il Consiglio UE. Ma come abbiamo detto, le obiezioni e le resistenze non sono poche.

Acea Auto contro l’Euro 7: lo studio che sbugiarda Bruxelles

Anzitutto Acea Auto, l’associazione che riunisce i costruttori automobilistici europei, ha lamentato il fatto che l’Euro 7 potrebbe causare agli automobilisti un salasso nell’acquisto delle nuove auto a norma. Addirittura, secondo le loro stime, si parla di 2.000 euro in più sul costo di produzione di una vettura a regola con il nuovo standard.

Secondo uno studio realizzato da Frontier Economics sui costi della normativa sugli Euro 7, che si caratterizza per le valutazioni da parte di esperti indipendenti, i 2.000 euro varrebbero precisamente per le auto e i veicoli commerciali. Per i mezzi pesanti si sale addirittura sui 12.000 euro, e ricordiamo che parliamo di costi di produzione: il consumatore quindi potrebbe persino sborsare di più per il prezzo finale.

Stime totalmente diverse da quelle realizzate dagli uffici dell’UE, che parlavano di un incremento sino a 450 euro massimi per le auto e 2.800 per i mezzi commerciali e per gli autobus. Inoltre, l’Acea ha parlato anche di un incremento del consumo di carburante da parte dei veicoli Euro 7, con l’aumento quindi anche di costi indiretti. Il tutto con un abbattimento delle emissioni di ossidi di azoto di solo il 5% per le auto e per i furgoni, mentre per i camion si va sul 2%.

I costruttori tuonano: “L’Euro 7 distoglie risorse e investimenti alle auto elettriche”

Anche dai singoli costruttori si sono levate non poche critiche. Ad esempio, l’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares ha liquidato l’Euro 7 come uno spreco di energie e di tempo, distogliendo risorse e lavoro che dovrebbero essere destinati ad investire invece sulle auto elettriche. Dello stesso avviso anche Volkswagen e Toyota.

I rilievi all’UE nella lettera firmata da 8 Paesi

Infine, anche i Paesi dell’UE si stanno mettendo di traverso. Tra essi anche l’Italia, con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini che di recente ha tuonato contro il nuovo standard, parlando di “una norma priva di senso economico ed ecologico”. E se nella battaglia in sede UE contro il bando alle auto termiche dal 2035 il nostro Paese si è ritrovato alla fine con il cerino in mano e senza risultati, in quella avversa all’Euro 7 invece non siamo soli.

Il fronte infatti è decisamente più compatto. Oltre all’Italia, nella rosa dei scettici/critici del nuovo standard c’è anche il blocco dell’Est con Slovacchia, Romania, Polonia, Bulgaria, Ungheria e Repubblica Ceca, più la Francia. Come riporta Reuters, questo gruppo di euro7scettici ha indirizzato all’UE una lettera in cui si chiede di stralciare sic et simpliciter il regolamento, giudicato troppo irrealistico ed ambizioso in termini di limiti.

Nella lettera gli otto Paesi spiegano di volersi opporre “a qualsiasi nuova normativa sulle emissioni dei gas di scarico (inclusi nuovi requisiti di prova o nuovi limiti di emissione) per auto e furgoni”. Pur riconoscendo la necessità e l’importanza di rendere le emissioni meno impattanti, essi puntualizzano il fatto che “i nuovi limiti dovrebbero riflettere l’attuale sviluppo dei metodi di misurazione a livello delle Nazioni Unite”, includendo “l’applicazione della relativa fase di monitoraggio a livello delle Nazioni Unite” e tenendo conto “delle proprietà dei veicoli elettrici”.

Inoltre il documento sostiene la necessità di valutare il peso che l’Euro 7 potrebbe avere sui consumatori, e far sì che “le nuove norme sulle emissioni […] siano realistiche rispetto allo stato dello sviluppo tecnico e in termini di analisi costi-benefici”.

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