Roma, 22/05/2024
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Guida autonoma e open source: accoppiata perfetta?

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La scienza va avanti quando c’è condivisione di idee e collaborazione tra diverse parti, anche quando sono concorrenti sul mercato. Secondo alcuni questo vale anche per il futuro della mobilità:guida autonoma e open source andranno di pari passo

L’open source, che è un termine che si riferisce a conoscenze e software distribuiti sotto i termini di una licenza che ne concede lo studio, l’utilizzo, la modifica e la redistribuzione in modo completamente gratuito, potrebbe rivoluzionare l’industria dei veicoli autonomi. Lo pensa Shinpei Kato, CEO della startup giapponese TIER IV (che si occupa di software per mezzi senza conducente) e cofondatore di Autoware, il primo software open-source al mondo per la guida autonoma.

L’open source come spinta per la tecnologia

Android ha basato tutto il proprio successo sul creare sistemi operativi completamente ‘aperti’, a confronto invece con gli iOS di Apple. Ma l’open source è stata una pietra miliare anche nella navigazione web con Mozilla Firefox, nelle criptovalute con Ethereum e nella gestione del codice con Git. La base collaborativa e innovativa ha spinto i settori a una crescita e a un’accessibilità senza precedenti. I veicoli autonomi potrebbero essere i prossimi?

I prodotti sviluppati finora dai progetti di Kato sono Pilot.Auto e Web.Auto. Entrambe sono piattaforme dove gli sviluppatori possono lavorare in modi diversi – ma comunque con metodi collaborativi – ai loro sistemi di guida autonoma.

La storia della guida autonoma

“La guida autonoma ha una lunga storia, iniziata negli Stati Uniti con la DARPA Grand Challenge, una competizione universitaria – racconta Shinpei Kato in un podcast di McKinsey le persone così hanno iniziato a considerare il potenziale di questa tecnologia come un’attività commerciale e sono stati fatti molti test e progetti pilota”. Molti di questi, però, sono limitati a spazi e contesti specifici. Grazie a questo lavoro, però, negli ultimi dieci anni le tecnologie di guida autonoma sono cresciute sempre di più.

“Oggi si vedono a San Francisco o a Shenzhen alcuni veicoli autonomi di qualità quasi di produzione, come taxi e autobus – prosegue – dall’alto lato però si sta ancora lottando per espandere le regioni di interesse. Anche Waymo di Google opera solo a San Francisco, Phoenix e ora Los Angeles”.

Come TIER IV vuole risolvere il problema della regionalità

L’obiettivo della startup TIER IV è perciò quello di fornire la scalabilità alla guida autonoma attraverso l’open source. “Una volta distribuiti i veicoli autonomi in una certa area, TIER IV si pone l’obiettivo di rendere facile l’espansione in altre regioni – aggiunge Kato il che significa accesso aperto o interoperabilità trasparente della tecnologia, in modo che il maggior numero possibile di attori sia in grado di accedere ad essa”. Solo così, ritiene, si potrà avere un ecosistema maturo a livello globale.

“Penso che anche Waymo debba ancora affrontare delle sfide per rendere la sua tecnologia di base più scalabile – sostiene – la mia preoccupazione è il fatto che nessun altro operatore possa accedere ad essa: se solo un’azienda è in grado di accedervi, questo impedisce fondamentalmente a un ecosistema di essere scalabile”. Così, tra l’altro, anche chi entra soltanto ora nel mercato della guida autonoma potrebbe recuperare il tempo perso senza dover ricominciare da capo elaborando i propri sistemi, favorendo la pluralità e la crescita del settore.

In effetti, “alcune case automobilistiche potrebbero anche non aver bisogno dell’open source se sono in grado di fornire da sole le soluzioni ai clienti – dice il CEO di TIER IVma credo che in questo mercato ci siano più di 200 compagnie automobilistiche. Forse dieci di loro sono in grado di fornire da soli solide soluzioni di guida autonoma. Il resto ha probabilmente bisogno di accedere ad altre tecnologie e l’open source potrebbe essere una grande opportunità”.

Le altre sfide per il settore

“La regolamentazione, la tecnologia e la sicurezza dei consumatori sono i tre principali colli di bottiglia che i dirigenti hanno in mente quando si parla di guida autonoma”, commenta in risposta Takuto Ueha, partner di McKinsey e responsabile del settore automobilistico. Per quanto riguarda gli elementi tecnologici più critici, anch’essi sono tre: “la previsione, il processo decisionale e il software di percezione”.

Per Kato il Giappone è un ottimo punto di riferimento quando si vuole parlare di buone politiche di regolamentazione di queste tecnologie. “L’attività di regolamentazione deve essere allineata con le autorità locali o il governo, e questo si estende a questioni di livello più elevato come quelle etiche, legali e sociali – afferma – In Giappone, il governo fornisce linee guida piuttosto solide, ma è piuttosto flessibile. Ora ogni città, villaggio o paese del Giappone ha iniziato ad accettare questa tecnologia”.

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