Roma, 22/05/2024
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Batterie. Gli Stati Uniti non vogliono più dipendere nel proprio approvvigionamento, ma la Cina non ci sta

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La Cina non vede di buon occhio la volontà degli Stati Uniti di emanciparsi nella catena di approvvigionamento dei veicoli elettrici, segnatamente nella produzione di batterie dove il colosso asiatico fa la parte del leone.

Durante il Salone di Detroit di quest’anno (dal 17 al 25 settembre) l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti Qin Gang ha messo in guardia da un piano che potrebbe, a suo dire, danneggiare gli interessi “intrecciati” di Cina e Stati Uniti, sconvolgendo il normale decorso della catena di approvvigionamento globale e danneggiando entrambe le economie.

Disaccoppiarsi dalla Cina significa staccarsi dal mercato più grande del mondo, nonché dalla più grande opportunità, […] la catena industriale è stata relativamente ben consolidata negli ultimi anni e non ci sarebbe alcun vincitore se qualcuno volesse intervenire o addirittura metterla a repentaglio”, ha spiegato il diplomatico.

In realtà gli USA stanno proseguendo nel solco del piano degli stimoli dell’Inflation Reduction Act di Joe Biden, con l’obiettivo di creare un mercato domestico dei veicoli elettrici che contempli anche la catena di approvvigionamento nel proprio territorio: in pratica, far sì che negli Stati Uniti si possano produrre componenti essenziali come le batterie, oltre ovviamente a fornirle ad altri mercati esteri. America first, insomma.

Ma secondo la tesi dell’ambasciatore cinese, questo taglierebbe fuori gli USA (e marchi come Ford, Tesla e General Motors) da quello cinese, e viceversa, facendo l’esempio proprio di GM, impegnata in una joint venture con SAIC e Wuling Motors, e che ha prodotto la Wuling Mini EV (che sta avendo un buon successo), in commercio dal 2020.

Tuttavia anche la stessa Cina si sta affrancando dal mercato americano (come riporta Bloomberg, infatti, nessuna azienda cinese è presente a Detroit), a causa della rigidità dei regolamenti nazionali. Ricordiamo inoltre che secondo il Financial Times la Cina è leader nella trasformazione delle materie prime come il nichel (prodotto in larga parte in Indonesia), cobalto (qui spicca la Repubblica Democratica del Congo) e litio (più della metà proviene dall’Australia). Come dire che la Cina è responsabile della produzione di nove veicoli elettrici su dieci grazie al suo ruolo di trasformatrice delle terre rare.

Gli USA vogliono perciò subentrare in questa leadership, o perlomeno insidiarla. Il tutto mentre la Cina sta puntando ad altri mercati, come quello europeo, se è vero che al Salone di Parigi – a differenza di Detroit – saranno presenti marchi cinesi come BYD e Great Wall Motor. In tal senso, più che vendere propri veicoli negli Stati Uniti, il colosso asiatico potrebbe ritenere più redditizio contribuire alla fornitura delle vetture elettriche che poi vengono piazzate nel mercato americano o comunque all’estero, grazie alla propria posizione predominante nella produzione di batterie. Cosa che ora gli USA vorrebbero scardinare. Resta da vedere cosa accadrà e quali saranno le conseguenze.

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