Roma, 15/04/2024
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L’Arabia Saudita scommette sulle auto elettriche a suon di investimenti miliardari

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L’Arabia Saudita vuole emanciparsi dalle fonti fossili almeno per quanto riguarda la propria domanda di mobilità. Da diverso tempo infatti sta investendo sulle auto elettriche, muovendo miliardi dollari tramite accordi con Lucid Motors o lanciando un proprio marchio, Ceer

Lo scorso anno l’Arabia Saudita, tramite il suo Ministero degli Investimenti, aveva siglato un accordo da 5,6 miliardi di dollari con Human Horizons. Quest’ultima è una casa costruttrice di auto elettriche (note con il marchio HiPhi) fondata in Cina (precisamente a Shangai), Paese leader nel settore (dalle batterie ai BEV fatti e finiti). Una collaborazione di peso considerando sia la cifra fatta correre che la posta in gioco, ovvero elettrificare la mobilità su strada del regno saudita.

E questo nonostante parliamo di una realtà nota per il suo ruolo di esportatrice di petrolio a livello mondiale. Eppure, nel novero dell’ambizioso piano di sviluppo dell’Arabia Saudita e che coinvolge non solo aspetti economici ma anche sociali, c’è spazio anche per dare slancio ad una propria industria legata alle vetture elettriche.

L’Arabia Saudita e l’accordo con Lucid Motors per le auto elettriche

Ne sono una prova anche gli investimenti che hanno visto protagonista Lucid Motors, altra realtà automobilistica basata sull’elettrico ma con base negli Stati Uniti. Questa azienda ha aperto infatti lo scorso anno il suo primo impianto fuori dai confini natii, per la precisione nell’area in costruzione e in espansione della King Abdullah Economi City a Gedda. La fabbrica produrrà inizialmente 5.000 vetture Lucid Air ogni anno, ma in futuro si punta a salire sino a 155.000 unità annuali. Le auto saranno destinate sia all’esportazione che per il mercato interno saudita. Ma intanto il Governo saudita intende acquistare sino a 100.000 autovetture del marchio statunitense.

La transizione ecologica in Arabia Saudita

L’impianto gode delle sovvenzioni locali, anche perché non bisogna dimenticare che tra i finanziatori di Lucid c’è anche il fondo saudita PIF (che salvò l’azienda in grandi difficoltà finanziarie, acquistandone nel 2018 il controllo di oltre la metà). Il tutto rientra nell’immaginifico piano Vision 2030, un notevole ed ambizioso programma di riforma e progresso dell’Arabia Saudita, in particolare sul lato economico ma non solo. A cui si associa in maniera complementare la Saudi Green Initiative, ideata nel 2021 e che mira entro questo decennio a rivoluzionare il regno sotto il profilo della sostenibilità ambientale. E questo anche tramite l’incremento delle auto elettriche circolanti.

Il primo marchio automobilistico saudita elettrico, Ceer

La stessa Arabia Saudita si è lanciata in prima persona nell’agone delle BEV con un proprio marchio, Ceer. Anche in questo caso il principale finanziatore è il fondo PIF, che punta alla produzione di 500.000 auto elettriche entro il 2030. Con l’obiettivo di diventare marchio leader della nuova mobilità (e che sfrutta la tecnologia BMW, in particolare per le batterie) in tutta l’area mediorientale.

Sembra una contraddizione il fatto che uno Stato fondato sul petrolio creda così tanto in qualcosa che potrebbe demolire la concezione di mobilità basata sui carburanti fossili. In realtà, il regno retto dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman intende utilizzare la sua potenza economica per costituire una propria industria automobilistica. Che, ad oggi, non ha pur avendo delle ingenti risorse petrolifere, destinate comunque all’export. Né è riuscita ad attrarre le case estere. Inoltre manca una strutturata catena di approvvigionamento e una industria locale basata sulla componentistica.

A cosa punta l’Arabia Saudita

Human Horizons, Lucid e Ceer sono quindi le prime carte che i sauditi vogliono giocarsi al tavolo della transizione ecologica applicata ai trasporti. Ma i tavoli in cui giocano sono due, perché da una parte puntano a creare una offerta per la domanda interna di veicoli elettrici, ma dall’altro intendono mantenere un ruolo di assoluti protagonisti dell’esportazione dei prodotti petroliferi.

Certo, tra il dire e il fare ce ne passa. Pare infatti sia difficile che potremo assistere al lancio del primo modello di Ceer nella data fissata del 2025: più probabile che ci sia uno slittamento all’anno dopo, almeno. Inoltre Lucid Motor manterebbe la propria catena di fornitura principale negli Stati Uniti, puntando ad ottenere sovvenzioni ed incentivi in Arabia Saudita ma al tempo stesso limitare l’industria locale a vantaggio invece dell’importazione dall’estero di veicoli elettrici.

Anche Hyundai ha stretto un accordo con il fondo saudita PIF

In ogni caso, il Ministro degli Investimenti Khladi Al-Falih aveva illustrato in occasione del Forum Italo-saudita dello scorso settembre come il proprio Paese intenda mettere le basi di un distretto dell’automobile nell’area economica sulla costa occidentale dell’Arabia, la citata King Abdullah Economic City. Inoltre, al di là di Human Horizons, Lucid e Ceer, in Arabia Saudita è sbarcata anche Hyundai.

La cosa coreana lo scorso anno ha concluso un accordo sempre con PIF per produrre 50.000 auto elettriche ogni anno in una fabbrica di nuova concezione. È nata quindi una joint venture che vede Hyundai presente al 30%, mentre i sauditi hanno una quota di maggioranza del 70%. In totale, l’investimento si attesta a più di 500 milioni di dollari.

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