Roma, 01/03/2024
Roma, 01/03/2024

Trasporto marittimo a zero emissioni. Il progetto EU per le navi elettriche fa capo a Trieste

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5 milioni di euro per migliorare l’efficienza energetica delle navi elettriche attraverso tecniche innovative di stoccaggio: il progetto finanziato dalla Commissione europea è coordinato dall’Italia. Test sull’acqua dal 2027

Il progetto, avviato a febbraio e attivo fino a fine 2026, ha l’obiettivo di mettere a punto una tecnica che colleghi le batterie a bordo delle navi ad un sistema di accumulo efficiente. I primi test su nave sono previsti nel 2027, con l’obiettivo di arrivare alla commercializzazione entro il 2030.

Una nuova tecnologia di accumulo per migliorare le prestazioni delle batterie delle navi elettriche

Il progetto V-access (Vessel advanced clustered and coordinated energy storage systems) è finanziato con 5 milioni dalla Commissione europea nel contesto del programma Horizon sui sistemi innovativi di accumulo di energia a bordo delle navi. E ha l’obiettivo di sviluppare e testare un nuovo sistema di stoccaggio di energia elettrica per le navi che migliori le prestazioni delle batterie, riduca i costi operativi e quelli di ricerca e sviluppo.

Sarà messa a punto una tecnica che collegherà le batterie di bordo con un sistema di accumulo che sarà composto da un magnete e un cavo superconduttivo con un gruppo di supercondensatori. La ricerca V-access verterà così sulle tecnologie dei supercondensatori ed i sistemi di accumulo di energia magnetica superconduttiva (SMES), insieme alla progettazione e al controllo dei sistemi di alimentazione a bordo e all’elettronica di potenza. E non solo: valuterà come incrementare il livello di maturità tecnologica (TLR) dei sistemi di accumulo ibridi (che combinano le due tecnologie di superconduttori e SMES) tramite un’analisi del ciclo di vita e classificazione delle navi.

Ma il progetto raccoglierà altre competenze ancora, siccome questo sistema sarà integrato in una micro-rete elettrica a corrente continua diretta (CC): questa controllerà i flussi di energia tra le varie tecnologie di stoccaggio in modo flessibile. Le tecnologie sono analizzate a livello dei componenti e integrati nel sistema di alimentazione della nave tramite l’utilizzo di simulatori hardware-in-the-loop di controllo. I componenti sono poi assemblati per essere integrati in un sistema di alimentazione di brodo realistico che sarà messo a disposizione nella struttura ETEF dell’Università degli Studi di Trieste.

Gli attori del progetto per le navi a zero emissioni: c’è tanta Italia

Il coordinamento del progetto è a capo proprio dell’Università degli Studi di Trieste, e nella persona di Giorgio Sulligoi, professore ordinario di Sistemi elettrici per l’energia. “Stiamo aprendo la strada ai net zero vessel, navi senza alcun impatto netto sul clima dovuto alle emissioni di carbonio” ha commentato il professore. “Le aziende italiane possono avere molto spazio nel settore, se si muovono per prime”.

Ed infatti, tra i 14 partner internazionali protagonisti del progetto – tra enti di ricerca ed aziende – c’è anche tanta Italia: Fincantieri, RSE (Ricerca sul sistema energetico), ASG Superconductors, Università di Genova e Politecnico di Milano. Uno sforzo collettivo che si inserisce nell’impegno di riduzione delle emissioni di uno dei settori hard-to-abate come quello del trasporto marittimo.

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