Roma, 15/04/2024
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Le grandi case automobilistiche investono nel mondo degli eVTOL: le collaborazioni e gli aerei elettrici in fase di lancio

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La nuova frontiera della mobilità sostenibile ed alternativa passa per l’aria, o meglio per l’aviotrasporto con il fiorire degli eVTOL, gli aerei elettrici di decollo ed atterraggio verticale: come dice il nome, parliamo di mezzi che decollano, si librano in volo e poi atterranno in maniera verticale

E il tutto con una propulsione elettrica, seppur per la maggior parte di questi velivoli montano al loro interno motori termici tradizionali.

Insomma, parliamo di un modo alternativo con cui le persone possono spostarsi nella vita di tutti i giorni anche nelle aree urbane. Ovviamente questa frontiera tecnologica non è ancora né popolare né alla portata di tutti, ma le grandi case automobilistiche stanno tenendo d’occhio gli eVTOL e in alcuni casi anche investendo su di essi. Pur sperando che il tutto non faccia la fine della famigerata guida totalmente autonoma, progetto avveniristico finito poi in declino.

Si pensa che tra un decennio possa esserci una domanda tale da soddisfare una eventuale offerta, ed intanto i marchi dell’automotive stanno collaborando con le start-up di questi velivoli, approfittando anche di un interscambio utile per la i reparti ricerca e sviluppo (ad esempio, su aspetti come l’aerodinamica).

Il sito Robb Report riporta alcuni casi di partnership tra case automobilistiche e sviluppatori di eVTOL, con i secondi che possono contare sulle capacità dei marchi di “produrre costantemente ad alto volume e dotarsi di una catena di approvvigionamento molto profonda e diversificata”, come ha spiegato Edison Yu, analista della Deutsche Bank. Un interscambio che è praticamente un gioco a somma positiva per entrambi gli attori in campo.

Prendiamo ad esempio Toyota, che ha investito nel 2021 ben 390 milioni di dollari nella start-up californiana Joby Aviation, oltre a dare il suo contributo nello sviluppo dei processi del nuovo stabilimento di produzione, aiutando al miglioramento dell’efficienza dall’alto del suo know-how. Da questa partnership è nato l’S4, il cui primo test in volo risale al 2017 e la cui omologazione è prevista per il 2024: parliamo di un aereo a cinque posti, con una autonomia di circa 240 km ed una velocità di crociera di 322 km/h.

Altro esempio, Stellantis che collabora con Archer Aviation. Quest’altra start-up dalla California ha potuto godere delle competenze ingegneristiche, di produzione e della catena di approvvigionamento del colosso nato dalla fusione tra il Gruppo PSA e FCA, oltre a poter sfruttare la tecnologia delle batterie fornite da Stellantis, mettendo a disposizione accumulatori di ultima generazione e con costi inferiori rispetto alla concorrenza delle altre start-up.

Archer ha nel suo portfolio di velivoli il Maker a due posti, che ha effettuato il suo primo volo di prova a dicembre 2021 e dovrebbe poter compiere voli di “transizione completa” entro la fine del 2022. L’altro modello, di prossima uscita, è il Midnight: per entrambi la start-up ha giovato di nuove tecnologie per ridurre vibrazioni, rigidità e rumori.

Anche Porsche si è lanciata nel mondo degli eVTOL tramite Eve Air Mobility, società che a sua volta gode del supporto di Embraer, azienda aeronautica brasiliana. Andre Stein, co-amministratore delegato di Eve, ha spiegato: “L’ecosistema UAM si sta evolvendo rapidamente e possiamo raggiungere il nostro obiettivo solo se creiamo interesse per nuove idee nelle aree di produzione e della catena di approvvigionamento”. Il modello Eve a 5 posti dovrebbe essere omologato nel 2026, e dovrebbe avere un’autonomia di 96 km e una velocità di crociera pari a 298 km/h.

Abbiamo poi il caso di Denso, che con la start-up tedesca Lilium Jet (e con la collaborazione anche di Honeywell, multinazionale statunitense che opera anche nel settore aeronautico e che già lavora assieme alla casa automobilistica per lo sviluppo di  soluzioni di propulsione elettrica nell’aerospazio) parteciperà per la produzione di motori elettrici per il Lilium Jet, testato la prima volta nel 2015 e pronto per l’omologazione nel 2025 (autonomia di 250 km, velocità di crociera di 280 km/h).

Ancora, la start-up tedesca Volocopter ha ottenuto sostegno di tipo finanziario dal gruppo cinese Geely, proprietario tra le altre cose anche dei marchi Volvo, Proton e Lotus, e che nel 2019 ha messo sul tavolo 55 milioni di dollari per supportare la mobilità aerea urbana nel mercato cinese (lo scorso anno è stato annunciato un accordo per far sbarcare 150 aerotaxi Volocopter in Cina). Sostegni anche dalla tedesca Daimler, che ha invece finanziato il progetto con 90 milioni di dollari. Al momento non si sa se questo supporto sia solo finanziario o anche di know-how.

Il VoloConnect, per la cronaca, è stato testato nel 2022 e dovrebbe uscire nel 2026: accoglie 5 occupanti a bordo, ha una autonomia di 96 km e una velocità di crociare pari a 250 km/h.

Infine, l’ultimo caso presentato da Robb Report è quello di Hyundai, che ha investito 1,5 miliardi di dollari su Supernal, una sua controllata, affinché si potessero mettere in produzione degli aerotaxi eVTOL a cinque posti, fornendo inoltre un sostegno di tipo tecnico a lungo termine ed altri contributi nella realizzazione dei velivoli, come il miglioramento dell’esperienza di volo. Michael Whittaker, Chief Commercial Officer di Supernal, ha spiegato: “Nell’industria aerospaziale, c’è la tendenza a concentrarsi sulla tecnologia del velivolo, e poi a infilarci i sedili, a differenza delle auto che sono molto più incentrate sui passeggeri”.

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