Roma, 18/06/2024
Roma, 18/06/2024

Finanziamenti per la mobilità condivisa in Italia: dove andranno

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Continua l’azione del governo a favore della sharing mobility, con 30 milioni di investimenti totali per il 2023 e il 2024. Con qualche dubbio sulla ripartizione tra le regioni

Condividere veicoli per aiutare l’ambiente e muoversi con più facilità. È questo l’obiettivo del piano introdotto con il Decreto interministeriale del 28/12/2022, che porterà alle regioni italiane fondi da dedicare al settore per più di 30 milioni di euro.

In quali regioni si punterà di più nella sharing mobility

Le prime quattro regioni per fondi stanziati sono Lombardia, Lazio, Campania e Piemonte. Se per la Lombardia ogni capoluogo ha almeno un servizio di condivisione di veicoli, meno organizzate le altre, che sicuramente beneficeranno molto dei nuovi finanziamenti.

Sorgono però alcuni dubbi sull’efficacia del metodo di ripartizione dei fondi impiegato. Questo si riferisce infatti a un DPCM dell’11 marzo 2013, che riguardava i fondi per il trasporto pubblico locale. In un’Italia in cui ci sono regioni con nessun servizio di condivisione di veicoli (Molise, Basilicata, Umbria e Val d’Aosta, come si nota nell’infografica dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility) ed altre in cui solo un capoluogo ne ha (Calabria e Sardegna), forse si potrebbe fare di più per incentivarne l’introduzione. Anche per permettere al Centro-Sud di risanare il proprio divario rispetto al Nord Italia.

Capillarità dei servizi di mobilità condivisa sulla Penisola (Osservatorio Nazionale Sharing Mobility)

In particolare, Umbria, Basilicata e Molise chiudono la classifica, mentre la Calabria è appena sopra la Liguria. Sardegna e Val d’Aosta non fanno parte della ripartizione perché regioni a statuto speciale.

In cosa consistono i progetti finanziati

Le idee e i progetti che riceveranno i vari fondi dovranno rispondere a determinati criteri. Anzitutto si deve trattare di servizi di sharing mobility ad alimentazione prevalentemente elettrica o muscolare da associare al trasporto pubblico locale e regionale.

In particolare, rientrano veicoli in condivisione sia station-based, ossia con delle stazioni in cui riportarlo a fine noleggio, che free-floating, quelli che possono lasciare ovunque all’interno dell’area di operatività. Ma anche il carpooling di aziende ed enti e Demand Responsive Transit (i mezzi pubblici “a chiamata”).

Insomma, deve trattarsi di proposte innovative ed utili per evitare il costante affidamento al mezzo privato così comune in tante parti d’Italia, e in buona parte causa dell’inquinamento. I contributi saranno usati in forma di scontistiche e agevolazioni per gli utenti che decidano di affidarsi al trasporto pubblico.

Per la documentazione completa rimandiamo al sito del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

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