Roma, 25/02/2024
Roma, 25/02/2024

Il 2022 nello spazio: i successi e le sfide dell’anno trascorso

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Che ne è stato quest’anno della ricerca e dell’esplorazione spaziale? Riportiamo alcune delle missioni e delle scoperte che hanno segnato il calendario dell’anno che sta per chiudersi.

Il 2022 è stato ricco di sviluppi anche per l’esplorazione spaziale, con risvolti geopolitici come l’annuncio formale del ritiro della Russia dalla Stazione spaziale internazionale (ISS) a partire dal 2024 che, a luglio, ha sferrato un colpo al futuro del laboratorio e dell’esplorazione spaziale più in generale. La tensione tra potenze non è sicuramente attenuata dall’impresa di completamento della stazione spaziale cinese Tiangong del programma spaziale cinese China Manned Space Agency (CMSA) che, pur più piccola dell’ISS, è la prima stazione spaziale indipendente (operativa ad oggi) e non un progetto congiunto di più Paesi e relative agenzie. L’anno è stato però costellato di altre numerose scoperte e missioni riuscite: vediamone alcune.

Il James Webb Space Telescope e le nuove immagini dei Pilastri della Creazione

La prima missione di successo del 2022 è quella del telescopio spaziale James Webb (JWST) della NASA, nato dalla collaborazione tra la NASA, l’Agenzia spaziale europea (ESA) e l’Agenzia spaziale canadese (CSA) e successore del telescopio spaziale Hubble, che, l’8 gennaio, ha concluso il suo processo – della durata di quattro ore – di posizionamento e di dispiegamento del suo specchio composto da 18 pannelli esagonali (in Berillio) placcati d’oro. Largo 6,4 metri e dal costo di 10 miliardi di dollari, “l’occhio nel cielo” ha dato il via ad una nuova era di studio di immagini e di ricerca spaziale davvero spettacolare.

Cinque mesi dopo essere entrato in posizione, il JWST è entrato in funzione e ha infatti scattato immagini incredibili. Rimanendo fedele al suo obiettivo di far luce sulle origini del nostro universo, osservando le prime galassie ed aiutando a comprendere la nascita dei corpi celesti, ha rivolto lo sguardo a 6500 anni luce di distanza ed inviato immagini ad alta definizione dei Pilastri della Creazione, il nome dato ad un’immagine scattata dal telescopio spaziale Hubble nel 1995 che ritrae la Nebulosa dell’Aquila, che imprigiona stelle in fase di formazione. Il James Webb è stato in grado di restituire una fotografia più sofisticata (come la maggior definizione delle regioni rosse che determinano la presenza di stelle), con minor offuscamento dato dalla presenza di gas interstellare e polveri della nebulosa.

I Pilastri della Creazione: confronto tra le immagini di Hubble e quelle del James Webb (NASA/ESA/CSA/STScI)

L’acqua sulla luna: la sonda Chang’E-5

Il lander Chang’E-5, denominato come la dea cinese della Luna, dell’Agenzia spaziale cinese (CNSA) ha prelevato frammenti di suolo lunare, nel 2020, che sono stati poi analizzati da una squadra internazionale capitanata dagli osservatori che compongono la National Astronomical Observatories della Chinese Academy of Sciences. A gennaio 2022, è stato comunicato che i campioni dimostravano il rilevamento di notevoli quantità di acqua sul suolo lunare. I dati ricavati dalle rocce della superficie di basalto del nostro satellite aiutano a meglio comprendere come viene generato l’elemento – con l’ipotesi del contributo del vento solare, raccogliendo informazioni preziose per la valutazione di una futura costruzione di una base lunare.

La superficie di basalto della Luna (NASA)

Un buco nero errante nella nostra galassia

A febbraio e dopo sei anni di osservazione, è stata annunciata la scoperta, per la prima volta basata su prove dirette (finora i ricercatori si sono infatti basati su deduzioni statistiche e sui dati delle interazioni al centro delle galassie), di un buco nero isolato che si muove nel braccio Carina-Sagittario della nostra galassia. È una configurazione insolita, fino ad ora solamente ipotizzata, siccome i buchi neri, che nascono dall’esplosione di una stella con una massa di almeno 20 volte quella del Sole, si trovano solitamente insieme a questi corpi celesti, a quanto ne sappiamo. A 5000 anni luce dai noi, il buco nero è stato rilevato dai dati del telescopio spaziale Hubble, progetto di cooperazione tra la NASA e l’ESA, grazie al lavoro anche di ricercatori della Sapienza di Roma e dell’Università di Salerno, oltre all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e all’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).

Il telescopio spaziale Hubble, che ha permesso l’osservazione del fenomeno di microlente gravitazionale grazie al quale è stata identificata la presenza del buco nero (ESA)

SpaceX: la prima missione privata sull’ISS e il decollo del Falcon Heavy

Aprile 2022 ha visto il successo della missione Axiom-1, durata 17 giorni, la prima completamente privata sulla Stazione spaziale internazionale (ISS). È stata SpaceX, fondata da Elon Musk, a fornire sia il razzo Falcon 9 sia la capsula Crew Dragon decollati dal Kennedy Space Center della NASA, in Florida, a portare i quattro membri dell’equipaggio a bordo della stazione spaziale e a gestire la discesa con ammaraggio per riportarli a casa.

Verso la fine dell’anno, sempre SpaceX ha poi lanciato il suo Falcon Heavy, che è tornato a volare per la prima volta dal 2019 il primo novembre di quest’anno. L’obiettivo della missione militare conclusasi con successo era quello di lanciare in orbita un set di satelliti della Space Force statunitense.

Il decollo del Falcon Heavy dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center (SpaceX)

HD1, candidata a galassia più lontana dalla Terra

Sempre quest’anno è stato avvistato l’oggetto cosmico più distante dalla Terra e ricondotto ad una galassia, denominata HD1, lontana 13,5 miliardi di anni luce dal nostro pianeta e candidata ad essere quella più lontana da noi, ad oggi – superando la GN-Z11 avvistata da Hubble. La misteriosa galassia ha un’estrema luminosità – per cui si pensa che potrebbe ospitare e generare stelle mai osservate prima o un buco nero supermassiccio – ed è stata scoperta da un gruppo di ricercatori giapponesi grazie al lavoro del telescopio spaziale Spitzer (SST) della NASA e da quelli terrestri Subaru, VISTA e Ukirt.

Immagine a colori di HD1, visibile come l’oggetto rosso all’interno del quadrato ingrandito (Harikane et al.)

Boeing: lo Starliner arriva all’ISS e l’X-37B rientra da 908 giorni in orbita

A maggio, la capsula Starliner – senza passeggeri a bordo – ha raggiunto la Stazione spaziale internazionale (ISS): era questo l’obiettivo della missione di test OFT-2, o test di volo orbitale 2. La missione ha anche segnato il ritorno di Boeing nella corsa al viaggio spaziale.

La capsula Starliner di Boeing (NASA)

Mesi dopo, è invece riatterrato al Kennedy Space Center della NASA lo spazioplano X-37B sviluppato dalla Boeing. Lo space shuttle militare costruito per la Space Force statunitense è rientrato dalla sua sesta missione e dal suo viaggio più lungo a novembre 2022: 908 giorni in orbita per testare tecnologie spaziali e attuare esperimenti non classificati.

Il Boeing X-37 è un velivolo OTV (Orbital Test Vehicle) alimentato ad energia solare (Boeing)

Gaia: la mappa della Via Lattea presenta 2 miliardi di oggetti celesti

Gaia è una missione dell’ESA con l’obiettivo di creare un “censimento” stellare attraverso una mappa tridimensionale della nostra galassia, mappandone movimenti, luminosità, temperatura e composizione. L’omonimo satellite è stato lanciato nel 2013 e, quest’anno, la terza pubblicazione dei suoi dati – una mole enorme, che viene scandagliata dal consorzio di istituti di ricerca europei Data Processing and Analysis Consortium (DPAC), a cui l’Italia partecipa quasi al 13% – ha permesso di creare un’immagine più comprensiva della Via Lattea, mostrando 2 miliardi di corpi celesti con un dettaglio senza precedenti.

Questa mappa mostra la velocità di campo della Via Lattea: le linee blu indicano dove il movimento delle stelle è, in media, verso di noi e quelle rosse dove si muovono invece lontano da noi (ESA/Gaia/DPAC; CC BY-SA 3.0 IGO, CC BY-SA 3.0 IGO)

Il primo test di difesa planetaria

A fine settembre, un incontro ravvicinato con un asteroide ha dato origine al primo test di difesa planetaria: si tratta della missione DART (Double Asteroid Redirection Test), in cui l’omonimo satellite della NASA si è schiantato contro l’asteroide Dimorphos per comprendere le modalità di difesa della Terra tramite la deviazione di corpi celesti potenzialmente pericolosi.

I detriti dell’asteroide Dimorphos 285 ore dopo l’impatto di DAFT nell’immagine di Hubble (NASA/ESA/STScI/Hubble)

Il nuovo radiotelescopio MeerKat

A inizio dicembre, il telescopio sudafricano MeerKAt – il più grande radiotelescopio dell’emisfero sud, composto da 64 piatti – è stato aggiornato con un’integrazione che ha l’obiettivo di cercare segni (le cosiddette tecnofirme) di intelligenza extraterrestre, aumentando il campo di osservazione nel tentativo di ampliare le nostre capacità di ricerca di forme di vita aliena; provare a comprendere, per dirla come l’astronomo ed autore Carl Sagan, il posto nell’universo del nostro “Pale Blue Dot”, il nostro pianeta. Tra i primi obiettivi, lo studio di Proxima Centauri, la stella più vicina a noi, e dei pianeti osservabili nella sua zona abitabile.

Quest’anno l’aggiornamento del telescopio MeerKat (South African Radio Astronomy Observatory)

Il ritorno sulla luna con Artemis 1

Un altro evento importante ha segnato gli ultimi mesi dell’anno: l’11 dicembre si è conclusa la missione lunare di Artemis 1, con l’ammaraggio nel Pacifico della capsula Orion della NASA. Una missione che rappresenta il primo passo per il nostro ritorno sulla Luna, con l’obiettivo di testare il sistema di trasporto della NASA e di accompagnare dieci satelliti cubesat.

Il decollo dello Space Launch System

La capsula, senza equipaggio, era stata lanciata quasi un mese prima sempre dal centro NASA in Florida, grazie ad un altro traguardo dell’agenzia spaziale statunitense, a cui ha preso parte anche l’Italia: il vettore più potente mai creato, lo Space Launch System.

Marte: Ingenuity supera il record di altitudine e InSight registra il più grande terremoto mai rilevato

Il 2022 si è concluso con due sviluppi interessanti dell’esplorazione del Pianeta Rosso. Il drone Ingenuity della NASA ha raggiunto il record di altezza di volo: si parla di 14 metri sopra la superficie del pianeta. Insieme al rover Perseverance, Ingenuity continua ad esplorare Marte e fornire un flusso di dati continuo sul pianeta alla ricerca di potenziali tracce di vita.

Immagine di Ingenuity scattata dal rover Perseverance (NASA)

Sempre a dicembre il rilevamento di un’attività sismica notevole su Marte: il lander InSight della NASA, con un sismometro al suo interno, ha rilevato la scossa più lunga e più forte mai avvertita sul pianeta: un evento dalla forza cinque volte maggiore di qualsiasi terremoto precedente. Il drone della NASA è stato poi dichiarato ufficialmente morto il 21 dicembre 2022, dopo più di quattro anni su Marte e dopo i due tentativi di contatto fallito di Mission Control, segnale che le batterie del robot spaziale erano esauste.

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