Roma, 21/02/2024
Roma, 21/02/2024

Piano 2030 del settore elettrico: opportunità per la filiera. Italia prima rete digitale al mondo

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Presentato il piano per il settore elettrico in vista degli obiettivi 2030, che prevede 320 miliardi di investimenti nella filiera, 360 miliardi di risparmi e 540 mila posti di lavoro per una filiera che conta sulle competenze di digitalizzazione della rete

Si è tenuto oggi l’evento Il Piano 2030 del settore elettrico: le opportunità per la filiera italiana e l’occasione è stata quella di presentare lo studio di Enel Foundation realizzato con Althesys ed Elettricità Futura che fa il punto concreto delle sfide e delle opportunità dell’industria del settore in vista delle politiche di decarbonizzazione con obiettivi al 2030. Consulta qui il Rapporto La fliera italiana delle tecnologie per le energie rinnovabili e smart verso il 2030.

Il confronto ha visto intervenire gli attori della filiera e i rappresentanti delle istituzioni sulle questioni della transizione e della sicurezza energetica, della competitività del settore e della decarbonizzazione. Tra i temi, anche lo sviluppo della mobilità elettrica.

Le proposte: il decalogo dello studio

Ha aperto l’incontro Alessandro Marangoni, Amministratore Delegato di Althesys, illustrando i punti necessari alla piena valorizzazione della filiera dell’elettrico (con “un valore di produzione di 12,4 miliardi” di dato medio sul quinquennio 2015-20) entro la fine del decennio. Una filiera, anzitutto, che si compone delle tecnologie atte alla generazione elettrica (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), ma anche di sistemi di rete, di ricarica (anche sistemi bidirezionali V2G, o Vehicle to Grid) e accumulo, fino all’elettrificazione del settore della mobilità e di parte dell’industria.

È interessante sottolineare come, mostrano i dati dell’analisi, la capacità della filiera italiana è ancora “Insufficiente” nel settore della mobilità elettrica, ma “Buona” nelle reti e nei servizi, oltre alla generazione di rinnovabili: “L’Italia è il secondo produttore europeo di tecnologie rinnovabili – ad eccezione dell’eolico – ed il sesto Paese esportatore di queste tecnologie nel mondo” ha infatti spiegato Marangoni.

Non solo una strategia nazionale di decarbonizzazione, ma una strategia industriale. “La vera sfida – secondo Marangoniè non solo quella di decarbonizzare elettrificando con elettricità verde [e quindi sostenibile], ma anche usare il processo come leva per sviluppare il sistema industriale manifatturiero (per cui l’Italia secondo Paese in Europa), creando le infrastrutture che servono per questi obiettivi”.  Riportiamo i dieci punti della strategia nazionale per la filiera ipotizzati da Althesys insieme a Enel Foundation ed Elettricità Futura.

Tra gli abilitatori per la crescita della capacità del rinnovabile, c’è lo snellimento dei sistemi autorizzativi e di governance per favorire gli investimenti, l’accelerazione della penetrazione delle tecnologie disponibili per l’elettrificazione, una fiscalità che favorisca la transizione e, non per ultima, la digitalizzazione del sistema energetico e della PA, elemento trasversale che include servizi, sistemi software, e sistemi di previsione meteorologica per la gestione delle risorse rinnovabili.

Infatti secondo Francesco Starace, Amministratore Delegato di Enel, in Italia “siamo forti nella digitalizzazione della rete. E infatti abbiamo creato una società, Gridexpertise, in cui abbiamo messo a servizio delle altre reti italiane e mondiali il nostro know-how accumulato in vent’anni”. “L’Italia, con la migliore rete digitale del mondo, ha un futuro importante nella filiera dell’elettrico. Abbiamo superato il milione di impianti connessi: solo lo scorso anno si sono registrati 170mila nuovi allacci, ed è stato possibile grazie a una rete digitalizzata da anni” ha proseguito l’ad di Enel.

Un valore aggiunto che dobbiamo riconoscere al settore elettrico del nostro Paese: “Questa connettività che abbiamo costruito, questa proiezione del futuro, ci permette di fare delle osservazioni che altri Paesi non possono, ovvero: è possibile continuare a far penetrare energia elettrica nei sistemi anche in maniera distribuita, gestire milioni di macchine elettriche e farle convivere con quello che abbiamo se la rete è digitalizzata e a patto di mettere in circolo stoccaggi centralizzati e anche diffusi: vedremo sempre di più stoccaggi a batterie nelle case, negli uffici e nelle fabbriche. Sta già succedendo in Italia prima che in altri Paesi” ha concluso. Concetto ripreso anche dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha auspicato: “L’Italia può ed è in grado di diventare leader non solo nella transizione ecologica ma anche in quella digitale”.

Completiamo il decalogo con gli abilitatori dello sviluppo delle filiere: qui troviamo la circolarità sinergica con la transizione energetica (come il design e la gestione del fine vita degli impianti), la protezione dell’industria domestica (anche grazie a misure UE come il Carbon Border Adjustment Mechanism), la riqualificazione professionale ed incentivi alla riconversione delle professionalità, una maggiore attrazione e accesso agli investimenti per il settore delle tecnologie sostenibili, una stretta collaborazione tra il pubblico, il privato e le università per ricerca e sviluppo e infine l’armonizzazione con gli altri Paesi per lo stanziamento delle giuste risorse per le start-up.

Autonomia energetica, snellimento della burocrazia e la risposta delle istituzioni

“Un Piano – ha sottolineato Agostino Re Rebaudengo, Presidente di Elettricità Futurache prevede 320 miliardi di investimenti nella filiera, 360 miliardi di risparmi e 540 mila posti di lavoro”: un vero potenziamento della filiera. Un altro tema fondamentale nel processo è quello dell’indipendenza nel soddisfare il fabbisogno energetico nazionale, in cui il 14% dei nostri consumi elettrici è ancora importato dall’estero.

Aspetto sottolineato anche da Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy, che ha dichiarato: “L’Italia deve puntare all’autonomia, sovranità e indipendenza energetica. Attendiamo indicazioni dall’Unione europea a marzo sulle materie prime, che servono quanto le nuove tecnologie: un’indipendenza sulle materie prime significa non solo averle ma anche essere in grado di usarle. Per utilizzare i giacimenti – e mi sono confrontato con il Portogallo e la Svezia – dobbiamo ragionare in termini extra-europei”. Finlandia, Francia e Germania stanno riaprendo le miniere: Tesla punta a prendere società di risorse minerarie, e altre case lo fanno”.

Re Rebaudengo ha poi ripreso dai punti la necessità di uno snellimento autorizzativo: “Per quanto riguarda le autorizzazioni siamo i peggiori in Europa per tempi e costi, con una tempistica di 6/7 anni contro una media di uno, massimo due anni in altri Paesi”. Su questo è intervenuto il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Pichetto Fratin, spiegando che il suo Ministero sta lavorando su questo ed altri temi: “A livello di ministero, stiamo lavorando su quella che è la contingenza e il numero di pratiche per ridurre al massimo i tempi. Abbiamo una strategia nazionale: snellimento burocratico, velocizzazione dei tempi anche per evitare la valanga di istanze fatte tanto per fare. Creare condizioni di maggior certezza significa garantirle anche al soggetto autorizzatore. L’obiettivo è quello di far crescere un nuovo filone industriale del Paese”.

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