Roma, 25/02/2024
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Trasporto merci su strada: ecco come si potranno immatricolare 2 mezzi elettrici su 3 entro il 2030

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Con la giusta politica di incentivi, sarebbe possibile immatricolare 2 veicoli elettrici su 3 già entro il 2030, spiega l’analisi Motus-E. Ecco come decarbonizzare il settore del trasporto di merci su strada

La difficile decarbonizzazione del trasporto merci su strada

Come più volte affrontato, i mezzi pesanti sono tra i comparti della mobilità più difficili da decarbonizzare.

Anche se rappresenta “solo” il 2% dei veicoli in circolazione, il settore del trasporto merci su gomma causa più di un quarto delle emissioni del trasporto stradale europeo. E corrisponde al 6% del totale delle emissioni di gas serra nell’intero territorio europeo. Secondo uno studio del Cluster Trasporti, la situazione del trasporto su strada in Italia va oltre le stime ufficiali: si parla di circa 105 milioni di tonnellate di CO2, di cui un terzo delle quali prodotte dei veicoli adibiti al trasporto merci, che hanno percorso 90 miliardi di km.

Il trasporto su strada impiega inoltre una grande porzione dello spostamento di merci via terra, superando ampiamente altri mezzi: copre il 77% del trasporto merci su terra e contribuisce alla catena logistica di rotte ferroviarie, fluviali, marittime e aeree.

Gli obiettivi al 2050

Raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati per metà secolo, l’attuale normativa sugli standard di emissioni di CO2 impongono una riduzione del 15% per i nuovi camion entro il 2025, e del 30% al 2030 (rispetto ai livelli del 2019 e del 2020). Ad oggi, secondo i dati Acea Auto, circa il 72% di tutti i nuovi mezzi pesanti sono tenuti a dichiarare i propri livelli di emissioni: si tratta di tre camion su quattro soggetti agli attuali standard di riduzione delle emissioni.

A febbraio la Commissione europea ha avanzato la proposta di aumentare ulteriormente il tiro degli obiettivi prefissati, verso una riduzione del 45% e del 65% delle emissioni rispettivamente per il 2030 ed il 2035, fino ad un taglio del 90% entro il 2040. Direttiva che, in Italia, il Senato ha bocciato con una risoluzione contraria ribadendo gli oneri legati alla nuova normativa che, dal canto suo, ha l’obiettivo di offrire “un segnale chiaro a lungo termine che orienta l’industria dell’Unione verso investimenti nelle tecnologie innovative a zero emissioni e incentiva la diffusione delle infrastrutture di ricarica e rifornimento”.

La proposta di Motus-E per immatricolare 2 mezzi elettrici su 3 entro il 2030

In questo contesto, il rinnovo della flotta verso mezzi a basse emissioni è essenziale. Con un’adeguata politica incentivante, spiega Motus-E nel suo report Roadmap per l’elettrificazione del trasporto merci su strada, sarebbe possibile immatricolare 2 veicoli elettrici su 3 già entro il 2030, anche in considerazione del fatto che oggi l’80% di questi mezzi viaggia in media meno di 70 km al giorno.

Gli investimenti da parte delle imprese, essenziali per raggiungere i sopracitati obiettivi di elettrificazione del trasporto merci, potrebbero essere supportati da un fondo strutturale e da una programmazione pluriennale per il periodo 2024-2030, in linea con altri Paesi europei.

Ecco gli incentivi economici proposti da Motus-E – che considerano il total cost of ownership dei veicoli, l’effettiva efficacia degli incentivi e le best practice registrate in altri Paesi europei:

  • un incentivo all’acquisto pari al 20% della differenza di costo tra veicoli elettrici ed endotermici, oltre all’esenzione dal pedaggio autostradale e dalle tasse di immatricolazione e circolazione per i veicoli elettrici sotto le 3,5 tonnellate;
  • un incentivo all’acquisto pari all’80% della differenza di costo tra veicoli elettrici ed endotermici e l’esenzione dal pedaggio autostradale per i veicoli oltre le 3,5 tonnellate, sempre full electric.

Per quanto riguarda le infrastrutture di ricarica, l’associazione mette in luce l’importanza di un supporto, anche da parte delle municipalità, per elettrificare i rimessaggi notturni e la pianificazione della ricarica ad uso pubblico dei veicoli pesanti con missioni lunghe (oltre 300 km medi giornalieri), in linea con la realizzazione dei target AFIR (la Alternative fuels infrastructure regulation europea).

I marchi rivolti alla sostenibilità

Sono tre i costruttori europei di camion ad essere al passo con la transizione, oltre a Tesla e BYD, in cima alla classifica delle case automobilistiche più votate alla nuova mobilità, spiegano i dati resi disponibili da uno studio T&E.

Si tratta, nell’ordine, della svedese Scania, di Mercedes-Benz (divisione Trucks) ed, infine, la tedesca MAN. Scania si è posta come obiettivo solamente la metà delle vendite di camion elettrici o ad idrogeno al 2030, pur presentando una forte strategia industriale; Mercedes-Benz Trucks ha invece posto il suo obiettivo delle vendite di veicoli a zero emissioni al 60% ma presenta un’incoerenza con i suoi piani industriali, oltre ad avere una posizione debole in materia di produzione di pacchi batteria e approvvigionamento di materie prime. Segue MAN con una rosa più limitata di modelli elettrici e obiettivi di vendite inferiori.

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