Roma, 14/04/2024
Roma, 14/04/2024

Sicurezza stradale, il piano dell’OMS: anche la guida assistita può aiutare nel ridurre gli incidenti

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Nell’ambito delle istituzioni delle Nazioni Unite è stato redatto il Piano per la sicurezza stradale a livello globale 2021-2030. Le azioni proposte per diminuire della metà morti e feriti a causa degli incidenti sulle strade di tutto il mondo

La tecnologia non serve solo a rendere la mobilità più scorrevole e sostenibile, ma ovviamente anche più sicura. Parlando di trasporti all’avanguardia già presenti sulle nostre strade non si può ovviamente prescindere dall’aspetto legato alla sicurezza. Tema che, per fare un esempio, balza fuori quando si parla di guida autonoma agli alti livelli (ancora lontani da entrare a regime nel nostro quotidiano).

La Settima Settimana della Sicurezza Stradale Globale organizzata dall’OMS

Lo scorso 15 maggio si è aperta la 7ma UN Global Road Safety Week, che come suggerisce il nome è una settimana, organizzata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sotto l’egida delle Nazioni Unite, dedicata al tema della sicurezza stradale a livello globale. Come fa sapere l’OMS, ogni anno sulle strade abbiamo 1,3 milioni di morti e sino a 50 milioni di feriti: gli incidenti quindi “sono una delle principali cause di morte e disabilità in tutto il mondo […]. Per le persone di età compresa tra 5 e 29 anni, non esiste una minaccia maggiore per la loro vita”.

Il Piano per ridurre del 50% le morti da incidenti stradali entro il 2030

Ecco quindi che è stato approntato un Piano Globale per la Sicurezza Stradale per il periodo 2021-2030, che ambisce a diminuire del 50% entro la data le vittime di incidenti stradali. Per tagliare questo traguardo va ripensato l’intero sistema dei trasporti, fanno sapere dalle Nazioni Unite. Anche perché “la morte e le lesioni causate da incidenti stradali sono ad oggi tra le minacce più gravi per lo sviluppo sostenibile dei Paesi”.

Le proposte: meno auto private nelle aree urbane ad alta densità

Andando sullo specifico del report del Piano Globale (che si propone di ispirare l’azione delle istituzioni, governi nazionali e locali e tutti i portatori di interesse), tra le pieghe del documento troviamo anche delle indicazioni per favorire il trasporto multimodale. Ciò significa, testualmente, anche “scoraggiare l’uso di veicoli privati nelle aree urbane ad alta densità ponendo restrizioni agli utenti di veicoli a motore, veicoli e infrastrutture stradali e fornire alternative accessibili, sicure e facili da usare”.

Nella rivoluzione che si appresta ad arrivare (salvo imprevisti) nel mondo della mobilità nei prossimi decenni, come abbiamo visto su queste pagine, non c’è solo l’elettrico, ma anche nuovi modi di concepire il trasporto privato. Ad esempio moduli condivisi che si spostano in città, come quelli studiati da Citroen o quelli di Italdesign, e l’utilizzo degli eVTOL per sfruttare le tratte aeree con piccoli velivoli. Se non addirittura auto volanti. Certo, se tutto ciò diventerà realtà in futuro, non è mica detto che vivremo in un eden senza più incidenti, tutt’altro.

La diminuzione della velocità: il limite dei 30 orari

Tra gli altri spunti, si raccomanda di implementare politiche e misure per diminuire le velocità, mettendo al centro le esigenze dei pedoni, ciclisti e dei trasporti pubblici. Si propone un limite di 50 km/hsu strade con incroci in cui potrebbero esserci impatti laterali”. Nelle città densamente popolate, alla presenza di veicoli, pedoni e ciclisti, invece, “vi sono prove evidenti che anche le migliori caratteristiche di progettazione di strade e veicoli non sono in grado di garantire adeguatamente la sicurezza di tutti gli utenti della strada quando le velocità sono superiori ai 30 km/h. Ecco perché si suggerisce di stabilire un limite che non vada al di sopra di questa velocità, “a meno che non esistano prove evidenti per sostenere limiti più elevati”.

Ancora, si propone nel report di fare in modo che gli sviluppi urbani si concentrino attorno ai trasporti di massa, ed ovviamente operare sulla sicurezza di infrastrutture e veicoli.

La tecnologia di sicurezza dei veicoli

Per quanto riguarda questi ultimi, si citano i dispositivi di sicurezza attiva (per prevenire gli incidenti) e passiva (quando invece bisogna ridurre i rischi da un incidente). Il problema risiede, nota il report, nel fatto che le varie tecnologie sono state implementate nei Paesi in misura diversa l’uno dall’altro, a seconda del mercato di riferimento. Perciò, “è necessario applicare norme legislative armonizzate per la progettazione e la tecnologia dei veicoli al fine di garantire un livello di sicurezza uniforme e accettabile in tutto il mondo”.

I sistemi di guida avanzata nella prevenzione degli incidenti

Il report poi pone l’enfasi sui sistemi avanzati di assistenza alla guida (ADAS) nel prevenire gli incidenti (in cui, spigolatura che il documento delle Nazioni Unite sottolinea, le donne hanno il 47% in più di rischio di lesioni gravi rispetto agli uomini e un pericolo cinque volte maggiore di colpi di frusta). Dispositivi come il controllo elettronico della stabilità, gli avvisi di cambio di corsia e la frenata automatica di emergenza “stanno già salvando vite in molti Paesi”, si legge.

Le opportunità dalle tecnologie V2X

Sono inoltre in fase di sviluppo future funzionalità dei veicoli automatizzati che potenzialmente salveranno ancora più vite”, prosegue il report. Il documento cita anche le tecnologie V2X, ovvero Vehicle-to-Everything, ovvero le vetture che comunicano tra di loro o con le infrastrutture (come è il caso delle strade intelligenti che sono in fase di sviluppo anche in Italia), scambiandosi dati fondamentali. “Questa capacità potrebbe essere particolarmente vantaggiosa per la sicurezza di pedoni, ciclisti e veicoli a due ruote a motore, e può anche consentire la pianificazione del percorso per ridurre la congestione, ridurre le emissioni e ottimizzare la sicurezza”.

Il report quindi conclude in merito: “L’aumento della connettività e di altre tecnologie mobili crea nuove opportunità e sfide che richiedono la valutazione e l’aggiornamento di politiche, regolamenti e leggi sul traffico”.

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