Roma, 22/05/2024
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La propulsione ad acqua, la nuova frontiera per i piccoli satelliti

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Testati con successo i satelliti Eye (Star Sphere 1) di Sony, il primo cubesat ad andare in orbita con una innovativa propulsione ad acqua messa a punto dalla giapponese Pale Blue

Un importante passo avanti nelle propulsioni alternative applicate all’aerospazio è stato fatto recentemente con risultati positivi: parliamo della propulsione ad acqua, testata con successo sul satellite EYE di Sony dotato di sistema Pale Blue, fornito dall’omonima azienda giapponese specializzata in questa tipologia di motori per usi aerospaziali e in particolare per i satelliti.

Il progetto dei satelliti Star Sphere di Sony

L’Eye, il cui nome tecnico è Star Sphere 1, è un cubesat, quindi un satellite di ridotte dimensioni che assieme ad un altro centinaio di altri veicoli spaziali di questo genere è stato lanciato lo scoro 3 gennaio tramite il razzo Falcon 9 di Space X.

Il nanosatellite scatterà foto della Terra nell’ambito del progetto Star Sphere di Sony, ovvero un sistema di telecamere satellitari controllabili da qualunque punto terrestre, previa ovviamente registrazione al servizio e pagamento di una quota di utilizzo (al momento però non sono stati forniti i dettagli sui prezzi), e che potrà quindi scattare foto e filmare video con l’EYE e gli altri cubesat della costellazione, che fungeranno fotocamere orbitanti con un obiettivo full frame 35 mm messo a punto in prima persona da Sony, ed anche un obiettivo sempre della multinazionale giapponese 28-135 mm f/4.

La propulsione ad acqua di Pale Blue

Se già questa iniziativa è davvero innovativa e sorprendente, come se non bastasse abbiamo visto che il primo nanosatellite del progetto Star Sphere lanciato in orbita è alimentato da un motore ad acqua.

Quest’ultimo misura 9 x 12 x 12 cm (a fronte di una grandezza complessiva del cubesat pari a 20 x 10 x 34,05 cm, rientrando quindi nella categoria 6U) con una massa totale, e quindi comprensiva di acqua, di 1,4 kg. EYE è dotato di barre riscaldanti per evitare che l’acqua ghiacci in orbita, ed il vapore acqueo consente la propulsione del cubesat, che opera in quota tra i 500 e i 600 km. Si tratta comunque di un sistema non adatto a satelliti di grandi dimensioni visto un propellente così particolare, limitato in alcuni aspetti, ma che come abbiamo visto ha dimostrato con successo di assolvere al suo compito con oggetti quali i satelliti miniaturizzati.

Ma non basta, perché Pale Blue prosegue la ricerca per sviluppare un’ulteriore innovazione nella propulsione ad acqua, in cui quest’ultima viene nebulizzata tramite una sorgente di plasma a microonde, e quindi espulsa dal retro del sistema propulsivo.

Immagine di copertina: il nanosatellite EYE (Sony)

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