Roma, 21/02/2024
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Vicino Roma c’è un giacimento di litio? Ecco cosa sappiamo

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Potrebbero esserci delle riserve di litio geotermico in Italia, ed in partcolare nella zona di Campagnano, a pochi chilometri da Roma. L’area è già sotto la lente di Enel Green Power e Vulcan Energy, che collaborano per studiare le opportunità dei potenziali giacimenti

Si parla di potenziali riserve di litio nel sottosuolo di Campagnano, località a una quarantina di chilometri da Roma. E sappiamo quanto questo metallo sia essenziale nell’industria attuale, dagli smartphone alle batterie per le auto elettriche: poter contare su giacimenti nel proprio territorio nazionale, per uno Stato, rappresenta un vantaggio competitivo e una leva di sviluppo notevole.

Litio geotermico vicino a Roma: cos’è e come si estrae

Ma stiamo correndo troppo in una storia che richiede diverse precisazioni ed una certa dose di sana prudenza. Vicino all’antico cratere vulcanico della Valle del Baccano potrebbero esserci riserve di litio geotermico: per capirci, il metallo (per essere meglio precisi, l’idrossido di litio) viene estratto dalla salamoia geotermale, che presenta una concentrazione pari a 180 milligrammi per litro di cloruro di litio – una versione diluita del metallo, per dirla in termini brutali.

Il processo avviene tramite una centrale geotermica che può scavare sino a 5.000 metri di profondità a temperature che vanno dai 165 gradi centigradi a poco più. Il calore a sua volta alimenta una turbina che fa sì che venga generata l’energia sufficiente per consentire l’autonomia del sistema di estrazione.

In buona sostanza, l’estrazione avviene senza generare emissioni di anidride carbonica, senza uso di sostanze tossiche, senza consumare ingenti quantità di acqua e di suolo, con costi sostenibili e con la remissione della salamoia avanzata nel sottosuolo. Il tutto senza dover far affidamento ad altre fonti di energia per alimentare il processo: basta quella geotermica.

L’importanza della scoperta di un giacimento di litio in Italia (ma c’è cautela)

Il litio geotermico, insomma, è una manna dal cielo dal punto di vista dei procedimenti estrattivi rispetto a quelli tradizionali, con tanto di produzione elettrica e termica da poter ulteriormente sfruttare. Senza poi dimenticare l’importanza del metallo estratto per l’economia.

Una vera svolta per un territorio che presenta questo metallo nel proprio sottosuolo, anche se il prezzo del litio, va detto, è molto fluttuante (è il quarto elemento più abbondante tra i metalli e il 21esimo sulla Terra, e più giacimenti vengono scoperti più il prezzo delle quotazioni cala). In ogni caso, avercelo in casa rappresenterebbe una fonte di ricchezza notevole, il che spiega una certa euforia strisciante per la presunta scoperta di Campagnano di Roma.

La zona è vulcanica, e si ritiene che il litio possa essere disciolto nell’acqua calda presente nelle profondità del suolo, come ha spiegato Andrea Dini del CNR a Repubblica.  “In Australia il litio si estrae dalle rocce. In Sudamerica dai laghi salati. In entrambi i casi le miniere si vedono, eccome. Qui ci sono solo dei vecchi pozzi geotermici che in attesa delle nuove esplorazioni sono chiusi”, ha però voluto precisare il ricercatore. Ed il sindaco di Campagnano, Alessio Nisi, ha spiegato come non ci siano autorizzazioni a scavare nuovi pozzi e trincee: questo settore non ha infatti veri e propri precedenti nel nostro Paese.

L’accordo tra Enel Green Power e Vulcan Energy per le ricerche geotermiche in Italia

Ad essere precisi però lo scorso anno Enel Green Power e l’australiana Vulcan Energy hanno stretto un accordo per avviare delle ricerche sul litio geotermico nella zona di Cesano, a sua volta ad una decina di chilometri da Campagnano. Siamo quindi sempre nella stessa zona vulcanica dei monti Sibillini, su un’area di circa 11,5 km2, con la possibilità di valutare sia le opportunità offerte da quel territorio che di far proseguire la collaborazione tra Enel e la start-up che ha l’ambizione di diventare il primo produttore di litio nel mondo. E questo, attraverso metodi sostenibili da lei perfezionati e a zero emissioni in altri territori, non solo in Italia – dove sono stati individuati dalle mappe del CNR giacimenti di litio geotermico anche in Toscana, nella zona del monte Amiata, e in Campania, nei Campi Flegrei.

Ricordiamo comunque che siamo ancora nelle fasi di studio e di ricerca preliminari per quanto concerne Campagnano, come fanno sapere da Vulcan, con prospezioni che per il momento si stanno svolgendo in superficie.

Lo stesso Nisi in una intervista rilasciata a Key4Biz ha poi precisato: “Si tratta di una ricerca scientifica dei dati presenti nell’archivio di Enel, che già negli anni ’70 e ’80 aveva effettuato delle perforazioni fino a 3mila metri di profondità nella valle di Baccano. E durante queste perforazioni, esattamente nel 1974, Enel ha individuato, a circa 1480 metri di profondità, una quantità di risorsa geotermica molto, molto alta e, contestualmente, la presenza di litio: quest’ultima pari a 380 milligrammi per litro (mg/l)“. Inoltre il primo cittadino ha puntualizzato il fatto che Campagnano non ha pregiudiziali sull’estrazione delle eventuali risorse nel proprio territorio, purché fatte in maniera sostenibile e con ricadute positive per le popolazioni locali.

La posta in gioco è molto alta – come sottolineato, un territorio godrebbe dei benefici economici di un metallo così ricercato nell’economia globale, più una produzione energetica a condizioni sostenibili, ma per ora nessuna febbre dell’oro bianco.

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