Roma, 18/06/2024
Roma, 18/06/2024

Novità sul passaporto per le batterie: lanciato il prototipo al World Economic Forum

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A Davos il lancio del “proof of concept” del primo passaporto per batterie al mondo, promosso dalla Global Battery Alliance, per il tracciamento delle sue componenti verso maggiore circolarità dell’industria. Tre le batterie pilota

Un percorso iniziato sei anni fa per tracciare quello che c’è dentro le batterie e misurarne l’impronta ecologica: da dove arrivano i minerali e i componenti, e cosa ne sarà fatto alla fine del loro ciclo di utilizzo. Questo il progetto del Battery Passport della Global Battery Alliance (GBA), associazione che riunisce più di 120 aziende nel settore e nella filiera delle batterie, di recente presentato al vertice annuale del World Economic Forum (WEF).

Un’iniziativa che si inserisce nel quadro di un accordo provvisorio raggiunto a dicembre da Consiglio e Parlamento europeo su nuove norme che renderanno un passaporto per le batterie elettronico obbligatorio (la proposta riguarda un’attuazione a partire dal 2026) e fissano, previa adozione formale, dei livelli minimi di contenuto riciclato e l’obbligo di relativa documentazione. Una decisione che promette una catena di approvvigionamento europea sostenibile e circolare, che riguarda tutti i produttori di batterie per veicoli elettrici. Negli Stati Uniti, il recente Inflation Reduction Act, che ha messo a disposizione quasi 370 mld di dollari di fondi federali a disposizione di soluzioni volte ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico (verso il raggiungimento di un taglio del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030), contiene anche delle indicazioni che non escludono, anzi, la possibilità di adottare una misura come quella del Battery Passport.

L’ambizione è quella che, in 10 anni, tutti i veicoli elettrici abbiano questo adesivo” ha affermato Benedikt Sobotka, CFO del fornitore di materie prime Eurasian Resources Group (ERG). Si riferisce all’adesivo con QR code che mette a disposizione le informazioni relative alla batteria del veicolo su cui si trova, anch’esso presentato al WEF.

Come funzionerà il passaporto per batterie

Il passaporto per le batterie premette l’uso di una certificazione in cui viene riportato il livello di sostenibilità del suo ciclo di vita, riportandone componenti e materiali, la loro provenienza ed il loro percorso di produzione.

Benedikt Sobotka ha spiegato che il Battery Passport è il “gemello digitale” della batteria contenuta nel veicolo. “È una panoramica molto tangibile di ciò che è contenuto nella batteria […] disponibile al pubblico. Contiene le specifiche tecniche: capacità, percorso di produzione, provenienza dei materiali, da dove sono passati, chi è il produttore delle celle” e viene presentato insieme ad un documento di riferimento, il Greenhouse Gas Emissions Rulebook, un’iniziativa di molti attori che – come spiega Martin Brudermüller, presidente del CdA della società chimica BASF SE “ha sviluppato 80 regole e metodologie” per creare un quadro di confronto di dati e rendere disponibile una specie di “manuale”. L’obiettivo è quello di fornire maggiori standard di trasparenza al settore.

Le batterie pilota sono tre: una di Tesla e due di Audi. Prima di tutto, è stato necessario concentrarsi su quali standard considerare inizialmente, e si è iniziato, con le tre batterie pilota, dalla “Corporate Social Responsibility, dai diritti umani e le relative preoccupazioni nella catena di approvvigionamento, e infine dalle emissioni di gas serra, poiché alcuni materiali hanno un impatto notevolmente inferiore di altri”, ha detto Sobotka. Sono stati coinvolti, è stato spiegato alla presentazione a Davos, produttori di batterie che rappresentano più del 50% del mercato globale e “che possano così guidare le tendenze di mercato”. Il passaporto digitale delle tre batterie è consultabile sul sito della Global Battery Alliance.

È qualcosa di molto tangibile che ha un reale impatto: qualcosa che i consumatori potranno utilizzare per capire cosa c’è dentro il veicolo elettrico che compreranno, dando loro la possibilità di scegliere” ha continuato Sobotka. L’idea è quella di orientare un acquisto responsabile da parte dei consumatori e spingere le persone a prender parte ed accompagnare questa transizione: “Sarà possibile scegliere una batteria con una minore o una maggiore impronta di CO2, o che contiene minerali estratti in modo sostenibile: questo tipo di pressione avrà il vero impatto […], e anche le persone spingeranno affinché gli standard che cerchiamo di promuovere vengano adottati”.

Ridurre i costi per ottimizzare il valore del prodotto, ha affermato Brudermüller, che parla del passaporto come un’azione “necessaria per garantire la competitività del settore: i prezzi delle batterie devono assolutamente scendere se vogliamo sostenere l’ampia adozione di veicoli elettrici”.

Una catena di valore sostenibile e circolare

Un obiettivo chiave dell’iniziativa è arrivare alla produzione di batterie più sostenibili ed efficienti, che riducano le emissioni di gas serra causate dal loro utilizzo e che allunghino invece il ciclo di vita delle stesse.

Martin Brudermüller ha dichiarato: “Non ci sarà nessuna transizione energetica senza le batterie, che richiedono alti livelli di energia, quantità di materiali e risorse e che hanno, a loro volta, un impatto sociale ed ambientale, tra cui le emissioni di gas serra dalla loro produzione, insieme alle violazioni di diritti umani legati alle condizioni di estrazione dove questi materiali si trovano”.

Una misura necessaria, prosegue Brudermüller, in un settore “con tassi di crescita dell’industria, secondo i dati McKinsey, che raggiungeranno anche il +30% fino al 2030 e più di 400 miliardi di dollari di valore della catena, e una dimensione del mercato pari a 4,7 TWh di capacità delle batterie”. L’obiettivo è quello di “progettare questa catena di valore”, dalla sostenibilità alle strategie di gestione delle batterie a fine ciclo di utilizzo, verso un potenziale di riciclo “del 90%” ed un taglio delle emissioni notevole solo nel settore della mobilità elettrica.

Ellen MacArthur, fondatrice della Ellen MacArthur Foundation, è intervenuta guardando al futuro dell’intera economia, una “economia lineare, in cui i produttori hanno sempre acquistato le materie prime per creare prodotti da vendere: quando il prodotto è venduto, è perduto nel senso che non c’è modo di recuperarlo […] perché noi non sappiamo cosa c’è dentro, solo loro [i produttori] lo sanno”, ha sottolineato. “I principi dell’economia circolare sono eliminare sprechi e inquinamento, far circolare i prodotti più a lungo possibile e rigenerare i sistemi naturali: per eliminare gli sprechi e l’inquinamento, non devi anzitutto crearne e questa è una questione di progettazione. Quando illustri quello che c’è dentro un prodotto attraverso un passaporto, sai dove sono i tuoi materiali, che hanno così meno probabilità di diventare scarto. Manteniamo il valore della batteria perché capiamo cosa c’è dentro e siamo in grado di recuperare i materiali e reinserirli nell’economia”.

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