Roma, 25/02/2024
Roma, 25/02/2024

Perché il settore aviazione deve essere decarbonizzato in fretta

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I dati S&P Global mostrano come i Paesi UE abbiano esaurito ben oltre la metà delle quote di CO2 a disposizione. E uno dei settori più inquinanti della mobilità, è anche tra quelli che sono rimasti più indietro: ma la situazione dovrà cambiare presto

Bisogna accelerare il passo. Con nemmeno un quarto di 2023 concluso, secondo una relazione di S&P Global gli Stati membri dell’Unione europea hanno esaurito il 62% delle proprie quote annuali di CO2 gratuite. Un dato che non può passare inosservato, soprattutto quando i piani europei sono così ambiziosi come quelli del Green Deal. Per questo motivo urge cambiare le cose anche – e soprattutto – nell’ambito della mobilità, e in particolare per l’aviazione.

Il caso delle quote gratuite di CO2

Una delle misure con cui l’UE ha scelto di ridurre le emissioni di gas a effetto serra è quello di creare un sistema di scambio di quote di CO2 emessa. Viene fissato un tetto massimo e le imprese, in poche parole, sono tenute ad acquistare delle quote per tutto il biossido di carbonio che emettono: questi titoli prendono il nome di ETS (Emissions Trading System) e solitamente sono venduti all’asta o da altre imprese. Ogni anno, però, è previsto che una certa quantità viene fornita gratuitamente agli Stati.

Se nello stesso periodo del 2022 se ne era consumato il 54%, quest’anno questo numero è salito in modo preoccupante fino al 62%. Al 16 marzo, infatti, erano stati prelevati 327 milioni di tonnellate di quote su 526 disponibili per essere prese gratuitamente dagli emettitori industriali.

Ma c’è chi fa peggio di altri: ad esempio, Paesi quali Austria, Belgio, Croazia, Estonia, Germania, Paesi Bassi, Slovenia e Svezia sono a quota 90% di emissioni sfruttate. Polonia, Portogallo, Spagna, Irlanda e Finlandia non ne hanno invece ancora usate.

Come l’aviazione può cominciare a cambiare: sistema di accreditamento aeroportuale

Il primo passo per cambiare il mondo degli spostamenti via aria è avere i piedi ben saldi per terra. Proprio per questo è stato istituito l’Airport Carbon Accreditation della Airports Council International, un sistema di certificazione che mira ad incoraggiare gli aeroporti a essere sempre più sostenibili e che sta riscuotendo sempre più successo (le certificazioni emesse nel 2021 sono il 30% in più dell’anno precedente).

Ogni stazione aeroportuale, dunque, può rientrare in uno di 6 livelli di accreditamento, che cambiano a seconda del tipo di impegno che la gestione dell’aeroporto ha preso e le politiche che sta attuando per realizzare i propri progetti ecologici. Il primo, ad esempio, si chiama “Mappatura” ed è dedicato a chi sta cominciando a preparare una struttura di gestione della traccia carbonica. L’ultimo, “Transizione”, prevede che l’aeroporto abbia una serie di progetti in atto, dei piani per il futuro ben organizzati e riferiti anche agli investitori e un modo per compensare le proprie emissioni rimaste.

Aver creato questo sistema ha finora fornito non solo un modo per pianificare al meglio gli obiettivi di decarbonizzazione del sistema di trasporto aereo, ma anche di creare ambienti lavorativi migliori, formare i propri esperti grazie alla collaborazione con altri aeroporti e fare rete.

Gli aeroporti italiani che vogliono essere più verdi

Tra le imprese aeroportuali che possono dire di aver raggiunto gli obiettivi di pianificazione per avere i bollini di livello più alto dall’Airports Council International ce ne sono cinque italiane. Si tratta infatti di Milano Linate e Malpensa, Roma Ciampino e Fiumicino e l’aeroporto di Venezia. Buona posizione anche per quelli di Napoli e Treviso.

Questo è un dato interessante e sicuramente rassicurante in merito al lavoro che sta avvenendo nel Belpaese. Ma c’è ancora molto da fare, perché non sono solo gli aeroporti ad essere inquinanti, anzi.

Come l’aviazione può innovarsi: un esempio

Il mondo degli aerei e di tutti i mezzi che volano sta cambiando molto, e spesso riserva delle sorprese. Molte di queste arrivano dal settore eVTOL, all’interno del quale opera Beta Technologies, una startup del Vermont che oggi può vantare di aver richiesto la certificazione della Federal Aviation Administration per uno dei propri nuovi mezzi.

Un risultato che l’impresa sta cercando di raggiungere per soddisfare tre ordini appena arrivati da Bristow Group, Air New Zealand e United Therapeutics, e che chiaramente la startup non vuole farsi scappare. I taxi aerei come quello di Beta Technologies, d’altronde, secondo molti potrebbero cambiare le carte in tavola quando si parla di aviazione.

Si tratta infatti di soluzioni che possono aiutare le compagnie aeree a migliorare la propria sostenibilità in attesa del completamento di progetti più grandi come quelli degli aerei passeggeri convenzionali con motore elettrico o misto idrogeno. Per questi, in molti casi pare ci sia da aspettare ancora qualche anno. Ma forse si potrebbe correre con un po’ di convinzione in più verso il futuro.

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