Roma, 22/05/2024
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La Francia scommette sulle auto elettriche: verso una legge per sostenere l’industria verde e una gigafactory per le batterie

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La Francia entra a gamba tesa nel dibattito sull’industria verde rispondendo alle misure incentivanti degli USA e all’espansione del mercato cinese: Macron annuncia una legge per sostenere la filiera green nazionale e l’acquisto di auto elettriche prodotte in Europa. E poi l’arrivo del colosso delle batterie ProLogium, che investirà in Francia con una gigafactory

Mentre in Italia l’elettrico applicato alla mobilità e tutto l’indotto che ne deriva vengono agitati a mo’ di spauracchio, oltralpe si percorre una via un po’ più ragionata. Anziché temere di essere travolti dall’onda di una rivoluzione tecnologica (applicata ai trasporti) meglio piuttosto cavalcarla, hanno pensato infatti in Francia.

La legge per tutelare l’industria verde della Francia

E così il Governo transalpino va in controtendenza rispetto al nostro. La presidenza Macron – anche per rispondere ai piani di stimolo esteri come l’Inflation Reduction Act statunitense e all’espansione della Cina nei mercati europei, grazie alla sua posizione forte in termini di filiera automobilistica verde – intende puntare sui sostegni all’acquisto delle BEV. Ma non solo: per tutelare la propria industria la Francia legherà questi incentivi al luogo di produzione dei veicoli.

Così come l’IRA prevede il sostegno all’acquisto delle elettriche a vetture e materie prime realizzate, prodotte, lavorate negli USA, il piano annunciato da Macron ricalcherà quindi lo stesso modus operandi, privilegiando il mercato europeo. Il presidente, parlando lo scorso giovedì di fronte ad una nutrita platea di imprenditori e rappresentanti istituzionali (presente anche il commissario europeo per il Mercato Interno Thierry Breton), ha spiegato che la Francia, grazie alla proposta di legge prossima all’approvazione da parte dell’esecutivo Borne e nei prossimi mesi dal Parlamento, sarà il primo Paese dell’UE “a rivedere i criteri di assegnazione del bonus”.

I principi della legge francese: premiare l’industria ed il mercato nazionale ed estero

Bonus che hanno visto sino ad oggi protagoniste auto di provenienza estera in termini di produzione e componenti. Secondo Quattroruote, infatti, il 40% delle BEV che hanno usufruito degli incentivi francesi sono state assemblate in Cina. Macron ha assicurato che le misure non saranno protezionistiche (ma la tendenza è quella, da una parte all’altra dell’Atlantico e del Pacifico). Il principio semmai, ha spiegato, è evitare che i soldi dei contribuiti francesi vadano a sostenere industrie non europee. E questo laddove Stati Uniti e Cina con i loro prodotti possono usufruire a loro volta di incentivi francesi per l’acquisto di BEV ma non solo, anche altre tecnologie sostenibili.

Altra ratio del provvedimento è premiare chi produce auto elettriche in Francia, all’interno del quadro di una legge che intende sviluppare l’industria verde nazionale: parliamo quindi anche di fonti rinnovabili, opere di adeguamento o batterie. Non si conoscono ancora con esatta precisione i dettagli della normativa né per ora i requisiti per accedere agli incentivi e la loro entità. È possibile però che come condizione per i bonus possa esserci il fatto che la produzione debba avvenire tramite standard verdi come l’uso di fonti rinnovabili, tagliando così fuori quella cinese che per larga parte dipende ancora dall’energia fossile.

A tal proposito, si parla di un sostegno da un minimo del 25 ad un massimo del 40% per le spese che industrie ed aziende affrontano nell’adeguamento sostenibile dei loro processi produttivi (ad esempio investendo in impianti fotovoltaici, eolici e così via). Inoltre si parla di un sostegno agli investimenti sino a 20 miliardi di euro entro il 2030, con la creazione di posti di lavoro in più.

L’Europa reagisce alle iniziative americane e cinesi

L’iniziativa di Macron si inserisce in un piano più ampio ed anche più ambizioso per spingere l’Europa a incentivare (leggi “proteggere”) la propria industria e mercato comunitario, senza dipendere dall’estero. Perché se l’IRA mette in croce l’UE non tanto per il settore auto, quanto quello della componentistica che avrebbe più difficoltà ad esportare oltreoceano, l’altro fuoco cinese ci brucia con l’invasione delle sue auto elettriche, pure a prezzi concorrenziali. E godendo inoltre del vantaggio di un know-how nel settore formatosi mentre la nostra industria europea automobilistica iniziava a far uscire dai propri stabilimenti i primi veicoli ibridi. La Francia, in particolare, sente maggiormente il fiato sul collo della Cina con le sue auto. Secondo l’analista Matthias Schmidt, sentito da Politico, “i francesi sono i più esposti all’invasione delle automobili cinesi perché puntano direttamente al loro segmento di prezzo”.

Per avere una posizione più forte occorre investire anche nel mondo delle batterie, cuore dei veicoli elettrici. Queste, a causa anche del dominio nei processi di estrazione e lavorazione dei metalli critici in essa contenute, sono anch’esse prerogativa cinese. E senza l’emancipazione in questo settore sarà difficile parlare di industria automobilistica verde europea. Come ha sentenziato Macron, “non voglio che l’Europa supporti batterie che non sono prodotte nel nostro continente, perché né gli americani né i cinesi stanno aiutando le batterie prodotte in Europa”.

ProLogium investe in Francia: presto una gigafactory per le batterie per auto elettriche

E a proposito di batterie, la Francia intende investire sulle gigafactory nel proprio territorio, impianti essenziali per la produzione di celle ed accumulatori. L’altro fronte in cui si sta muovendo l’Eliseo transalpino è quello quindi di ridurre i tempi per gli investimenti e permessi, ovvero nove mesi.

Ecco quindi che intanto la ProLogium, società taiwanese nata nel 2006 specializzata nella ricerca e produzione di batterie allo stato solido (e che collabora anche con realtà come Mercedes-Benz), costruirà il suo primo impianto di produzione su larga scala fuori da Taiwan. E lo farà proprio in Francia (che l’ha spuntata anche per i costi dell’energia più convenienti grazie alle centrali nucleari), per la precisione nell’area di Dunkerque.

Migliaia di posti di lavoro con la gigafactory di ProLogium

L’investimento sarà pari a 5,2 miliardi di euro, e consentirà a ProLogium di piantare le tende in Europa, la quale si gioverà di un altro passo in avanti nella transizione tecnologica verde, oltre a produrre in serie batterie di nuova generazione per le auto elettriche. La gigafactory, che inizierà ad essere costruita nella seconda metà del 2024 e dovrebbe entrare in produzione nel 2026, sarà di 48 GWh e avrà anche un centro di ricerca e sviluppo.

Dunkerque l’ha spuntata su una lista di oltre 90 città europee, contando sulla presenza della centrale nucleare del gruppo EDF di Gravelines, oltre al fatto che in futuro sarà costruito un parco eolico offshore ed un impianto fotovoltaico. Per le comunità locali è prevista la creazione di 3.000 posti di lavoro, più 12.000 indiretti entro il 2030. Una bella lezione per chi preferisce lamentarsi e creare paure, anziché rimboccarsi le maniche e cogliere opportunità di sviluppo.

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