Roma, 18/06/2024
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Vivaldi. E adesso Tesla si fa il proprio browser. A prova di tracciabilità?

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Vivaldi Technologies ha sviluppato un browser che potremmo vedere sulle Tesla, e che spicca per un approccio inedito rispetto alla concorrenza. Niente tracciatura, l’utente può navigare senza essere profilato e salvaguardando la sua privacy

Generalmente, in ogni auto attualmente in vendita sul mercato non può mancare un sistema di infotainment, più o meno sofisticato a seconda del modello. Una strada che ha aperto Tesla con i suoi ampi touchscreen che hanno ispirato la concorrenza, solitamente molto apprezzati dagli utenti (anche se qualche mese è stata lanciata una campagna popolare di raccolta fondi su Indiegogo per integrare comandi fisici, che diversi utenti rimpiangono sugli attuali sistemi di infotainment).

L’insoddisfazione di Musk per i browser di Tesla

Eppure, Elon Musk non è molto soddisfatto del browser presente sulle sue auto. Lo scorso anno il proprietario di Tesla – e prossimo a scendere nell’ottagono (o quello che sarà) contro la nemesi Mark Zuckerberg – aveva infatti sentenziato di non apprezzare per niente in particolare il browser web. Addirittura disse, riporta Insider, che faceva semplicemente schifo. “Se provi a utilizzare il browser web in auto questo impiega molto tempo per caricarsi, è spazzatura. È ben peggio di un iPad di cinque anni fa“, sbottò Musk.

Eppure Tesla è sempre stata all’avanguardia anche nei software per auto. Pensiamo ad esempio agli aggiornamenti cosiddetti over the air, cioè via etere, rendendo il veicolo simile allo smartphone in termini di update. E la Model S ha introdotto nel 2009 i touchscreen di grandezza simile ai tablet, prima che potesse diventare popolare l’iPad di Apple.

La soluzione Vivaldi, il browser per auto che salvaguarda la privacy

In soccorso al magnate potrebbe arrivare un browser chiamato Vivaldi. Sviluppato dalla norvegese Vivaldi Technologies, questo software nato nel 2015 si distingue per la sua flessibilità, avanguardia e per il fatto che impedisca ogni sorta di tracciamento. Il browser si può trovare nei modelli dei marchi come Audi, Mercedes-Benz (sarà preinstallato sulla Classe E in arrivo nel 2024) e Renault. Inoltre, è stato il primo browser ad esordire – era 2021 – su un sistema Android Automotive, a bordo della Polestar 2.

Jon Stephenson von Tetzchner, amministratore delegato della società e già co-sviluppatore di un altro notissimo browser per smartphone, ovvero Opera, in una intervistata riportata da Bloomberg ha spiegato in cosa si distingue il proprio prodotto rispetto alla concorrenza. A differenza del sistema montato sulle Tesla, ovvero Chromium, Vivaldi consente l’apertura di più schede e non una sola, ha illustrato l’ad.

Inoltre, come già accennato, il browser è dotato di tracker blocker ed ad blocker per garantire una migliore privacy e comfort di navigazione. Si tratta di un approccio controcorrente, visto che i produttori di software di questo tipo – e anche le case automobilistiche – puntano a monitorare le attività online degli utenti, in modo da offrire inserzioni mirate e profilare, per fini commerciali, i loro target. “Non raccogliamo dati, è una cosa che evitiamo a tutti i costi”, ha assicurato von Tetzchner. Le uniche informazioni che ottengono dalla loro azienda riguardo l’esperienza di guida degli utenti sono i commenti nei social e nei forum pubblici, ha aggiunto. E da cui traspare un uso più ricreativo dei browser in auto.

L’ad di Vivaldi: “La raccolta non necessaria di dati andrebbe vietata”

La privacy è un punto su cui Vivaldi tiene il punto. Il suo amministratore è perentorio: “Non c’è motivo per cui le aziende dovrebbero avere il diritto di profilarci: la raccolta non necessaria di dati dovrebbe essere vietata”. E ancora: “C’è un problema significativo nel modo in cui i dati vengono utilizzati oggigiorno. Il mercato pubblicitario è cambiato radicalmente con un modello basato sulla sorveglianza, e anche gli algoritmi che vengono utilizzati per decidere i nostri contenuti sono altamente problematici. Penso che tutto ciò debba essere regolamentato”.

“Progettare un browser non è una cosa banale”

L’ad di Vivaldi Technologies è rimasto poi sorpreso dal fatto che Google non abbia ancora messo in atto una controffensiva decisa nel mondo degli infotainment e dei browser per auto (in attesa che si muova anche Mozilla). E a proposito di Google, che funge come base utilizzata dai marchi automobilistici per i loro sistemi di infotainment, a suo dire esso da solo non basta. Von Tetzchner fa l’esempio di Polestar, che sfrutta l’app store del gigante tecnologico, ma inserendo al tempo stesso altri software “come il nostro […], perché ciò che offre Google non è sufficiente”.

Progettare un browser non è banale”, ha quindi spiegato. “È qualcosa che ha imparato anche l’industria della telefonia mobile. In gran parte si tratta di ottenere molti feedback e li riceviamo dai nostri utenti. I browser vengono aggiornati continuamente e questo richiede molto lavoro”. L’amministratore delegato ha inoltre confermato l’interesse per Vivaldi anche da realtà automobilistiche asiatiche.

Von Tetzchner ha poi aggiunto: “Le persone usano il nostro browser in modo molto proficuo e professionale. La Mercedes si è concentrata su dettagli come tenere riunioni e un’auto è eccezionale per questo tipo di attività. Ti offre un’esperienza audio eccezionale e, se disponi di una videocamera integrata, puoi effettuare videoconferenze. Puoi collegare una tastiera e sostanzialmente ottenere una stazione di lavoro completa nella tua auto”.

“Vivaldi non diventerà pubblica, continueremo ad autofinanziarci”

Infine, von Tetzchner ha sottolineato la natura fieramente democratica, indipendente ed autosufficiente della sua azienda. “Siamo fondamentalmente di proprietà dei dipendenti. Ho la maggior parte delle azioni, ma tutti nella società hanno azioni. E abbiamo detto esplicitamente che non diventeremo pubblici. Abbiamo in programma di continuare ad essere autofinanziati”.

L’ad non vuole che si ripeta il caso Opera, venduta sebbene lui volesse farla crescere. E ancora una volta ha puntualizzato l’approccio riguardo i dati: “Non voglio trovarmi in una situazione in cui qualcuno dice ‘perché non usi un po’ di quei dati che potrebbero essere a tua disposizione’? Questo è qualcosa che crediamo che le aziende non dovrebbero fare. Non ci occupiamo di vendere dati, ci occupiamo di cercare di proteggere i nostri utenti”.

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