Roma, 15/04/2024
Roma, 15/04/2024

Regole per i monopattini in sharing: solo in 48 città

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Il modo in cui ci spostiamo cambia costantemente insieme al mondo. Anche le regolamentazioni variano nel corso del tempo, adattandosi di volta in volta ai nostri modi di muoverci. È successo anche per i monopattini elettrici, oggi argomento di grande discussione in molti posti nel mondo. Con diversi risultati

Il secco “no” di Parigi ai monopattini in sharing e l’insistenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti italiano Matteo Salvini per l’introduzione a breve di norme per casco, assicurazione, targa e freccia obbligatori sui mezzi di mobilità dolce non sono delle eccezioni. L’universo dei trasporti si muove sempre più nella direzione di un bivio: creare o meno delle regole per i monopattini in sharing, così come per gli altri mezzi di micro-mobilità urbana.

Un “giocattolo” da prendere sul serio

Insomma, gli scooter elettrici non sono più mica dei giocattoli da usare per divertirsi. Anzi, si sono integrati in modo significativo all’interno del tessuto urbano in cui viviamo. Tant’è che si è passati da zero nel 2017 a 350 milioni di viaggi ad oggi sui mezzi dei più grandi servizi di sharing di e-scooter in tutto il mondo.

Questo mostra non soltanto la crescita del mercato – che ha avuto prima un boom e poi una fase di parziale declino, che ha convinto le imprese a fornire una lista di buone pratiche per garantire la sostenibilità economica dei propri prodotti – ma anche dei rischi dovuti all’uso dei mezzi. Più aumenta il loro impiego, infatti, più ci sono incidenti.

La fragilità del conducente di un monopattino elettrico è particolarmente evidente. Così come lo è quella di tutti gli altri soggetti su strada, che si muovano con la mobilità attiva o meno. In ogni caso, questa situazione è alla base di buona parte delle decisioni normative che sono state effettuate negli ultimi tempi, e per capire la quale McKinsey ha scelto di effettuare una ricerca sulle prime 100 città al mondo.

Quali regole dare: dall’assenza di leggi al divieto per i monopattini elettrici

Sono stati diversi i modi in cui i Comuni (come nel caso di Parigi) e gli Stati (come si pensa possa avvenire in Italia) sono intervenuti – o non lo hanno fatto – quando si parla di e-scooter. Ne emergono quattro atteggiamenti principali.

Sregolatezze

Il primo modo in cui le città si sono adattate al fenomeno dei monopattini elettrici è quello dell’assenza di regole rigide. 29 città su 100, ossia il 32% del totale, non hanno ancora legiferato per creare un codice di comportamento, utilizzo e diffusione dei monopattini elettrici in sharing. Di queste, 9 sono città indiane, mentre le altre si trovano in Medio Oriente e in Africa.

Libertà ma con delle regole

Nessun limite al numero di operatori e grandi possibilità di sviluppo dei propri servizi di sharing mobility sul territorio cittadino. È questa la politica delle città che fanno parte di questa seconda tipologia, che richiede alle aziende di ottenere dei permessi dalle autorità per operare, impone un limite di età ai conducenti e una velocità massima dei mezzi ma che, per il resto, non nega nulla.

Fanno parte di questo gruppo 23 città su 100, molte delle quali in Giappone (dove a livello statale l’uso degli e-scooter è stato molto facilitato ultimamente), Brasile, Messico ed Europa.

Regole non particolarmente stringenti

Per 13 delle 100 città, invece, si parla di regole per i monopattini in sharing non particolarmente stringenti. Oltre alle leggi già citate per la precedente categoria, sono presenti dei limiti per il numero di operatori che possono lavorare nel centro urbano, quello di veicoli o entrambi. Quelle che si sono comportate così sono soprattutto città negli Stati Uniti e in Europa (un caso è quello di Madrid).

Il divieto dei monopattini elettrici in sharing

Sono invece ormai 35 città su 100 quelle che vietano completamente la presenza di e-scooter a noleggio. Per un totale di 290 milioni di persone che non possono utilizzare questi servizi a causa di limiti particolarmente stringenti.

Tra tutti gli individui che vivono in un posto dove non si possono usare monopattini elettrici in sharing, il 75% si trova in Cina, il che dimostra come i limiti più grandi si trovino nel colosso asiatico. Ma non solo: oggi tra le città con questo tipo di regole per i monopattini in sharing c’è anche Parigi, così come Barcelona, Philadelphia, Sydney e Toronto.

Quali sono gli effetti delle regole

Non tutto ciò che sembra limitante è in realtà una cosa negativa. Ad esempio, gli operatori possono guadagnare dalle regole: quelli già presenti possono vedere il mercato chiudersi per chi vuole entrarvi in un secondo momento, preservandolo. Inoltre, le leggi per la sicurezza della mobilità sui monopattini elettrici – molto care, come già detto, al governo italiano – possono portare alla costruzione di corsie dedicate e piste ciclabili, che favoriscono soltanto un maggiore impiego dei mezzi. Persino la creazione di parcheggi dedicati può facilitare il ritrovamento del monopattino e rendere più semplice lo scambio di batterie per chi lavora per le aziende.

Non solo: quando si parla di divieti di monopattini in sharing non bisogna pensare alla morte delle imprese. Come in ogni settore, infatti, laddove viene messo un punto fermo si può ripartire con un’altra offerta che, tra l’altro, potrebbe essere persino più sostenibile. Ad esempio, gli operatori potrebbero “reinventarsi” con delle proposte di noleggio a medio o lungo termine dei mezzi.

Le città, invece, potrebbero guadagnare dalla regolamentazione degli e-scooter modulando al meglio la burocrazia affinché risponda al bisogno di sistemi di copertura dell’ultimo miglio, tipici del trasporto intermodale di cui abbiamo già scritto in passato. Inoltre, tra i dispositivi di sicurezza che possono essere impiegati ci sono quelli “smart” dell’Internet of Things, come quelli che controllano il numero di passeggeri e quelli che vietano l’ingresso in determinate aree o quando si è contromano.

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