Roma, 25/02/2024
Roma, 25/02/2024

Auto elettriche, la svolta storica del Salone di Monaco. Ora la Germania trema di fronte alla Cina

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La Germania sta soffrendo sempre di più la concorrenza della Cina, e questo per via delle auto elettriche. Intanto al Salone di Monaco i marchi asiatici hanno furoreggiato, dimostrando che c’è un cambio epocale in corso

Mentre in Italia resiste un certo pregiudizio sulle auto elettriche, spinto anche da qualche opinione prezzolata che vorrebbe considerarsi fuori dal coro (ed è invece è ben inserita nel gregge), la Germania con le sue case automobilistiche sta facendo i conti con la Cina, detentrice dell’attuale posizione predominante nel settore della mobilità a zero emissioni.

Il Salone di Monaco e lo stato attuale e futuro dell’automotive

Prendiamo il Salone di Monaco, cartina tornasole del presente e futuro dell’automotive. L’evento dal 5 al 10 settembre è diventato terra di conquista dei marchi cinesi, con il resto del mondo che cerca di stare al passo non solo dal punto di vista dei veicoli in sé, ma dell’intero indotto che le EV portano (batterie, vedi il caso della Francia con il suo distretto per realizzarle, software, infrastrutture, guida autonoma…).

L’Italia resta ai margini, anche al Salone, sia in termini di novità automobilistiche che di start-up. O tempora o mores. Mentre il nostro Paese arranca e preferisce fare il Savonarola della transizione elettrica anziché cogliere le opportunità e investire massicciamente nel settore, la Germania, che gioca in casa nel Salone, al tempo stesso non se la passa altrettanto benissimo.

Nel senso che è ormai chiaro che la Cina ha un ruolo predominante grazie alla lungimiranza delle sue politiche, l’Europa, presa in contropiede, pensa di piegare il mercato con atti d’imperio quando già le case automobilistiche non sono rimaste con le mani in mano e stanno lavorando a rotta di collo per favorire la transizione.

La Germania soffre la concorrenza cinese sulle auto elettriche

Ed eccoci quindi al discorso della Germania. In un reportage del New York Times si sottolinea il cambio della guardia tra l’industria tedesca e quella cinese. La prima ha un po’ il fiato corto, soffre il ritardo come si è visto al salone dove BYD e le altre realtà del Dragone hanno calamitato le attenzioni degli addetti ai lavoro.

Non a caso in Cina proprio BYD ha soppiantato Volkswagen nella classifica dei marchi più venduti. E non è un caso se il gruppo tedesco ha deciso di acquistare il 4,99% di Xpeng, altra casa asiatica, investendo 700 milioni per produrre auto elettriche. E Audi, facente parte della galassia VW, ha a sua volta stretto un accordo con SAIC, con la cinese che fornirà alla tedesca la piattaforma per le sue EV. In questo modo la casa dei Quattro Anelli farà il suo ingresso in Cina nel segmento premium.

Scelte obbligate per l’industria tedesca, che ai suoi tempi trainava l’economia della Germania. Oggi i dati riportano una realtà diversa. Come riporta il NewYork Times, a giugno la produzione automobilistica ha subito un rallentamento del 3,5% rispetto al mese prima. E in tutto ciò, la produzione industriale nel suo complesso ha segnato un meno 1,5%. E ricordiamo che il settore dell’automotive rappresenta il 4% dell’occupazione tedesca.

Inoltre, la bilancia tra import ed export di veicoli pende a favore dalla Cina. La Germania tra gennaio ed agosto dello scorso anno ha esportato nel Dragone 1,7 milioni di veicoli. E ne ha importato a sua volta 1,8 milioni. Un fatto storico che dimostra il rallentamento tedesco.

La corsa della Cina mette pressione all’Europa

I freddi numeri che comunque danno un riscontro oggettivo dimostrando quindi la rapidità dell’ascesa cinese nel settore automobilistico, sfruttando la breccia offerta dall’elettrico, e che ha messo alle corde un colosso del settore come la Germania. Come ha spiegato l’analista indipendente Matthias Schmidt al NYT, “credo che gli europei resteranno spiazzati dai risultati dei cinesi nel loro continente”. Anche perché loro hanno fruttato una notevole conoscenza del settore elettrico, prescindendo dal nostro know-how più di lunga durata con i motori tradizionali.

Il rapporto di Allianz Trade sul peso della concorrenza della Cina

Come se non bastasse, un rapporto di Allianz Trade svela che la concorrenza delle auto elettriche cinesi potrebbe costare alle case europee ben 7 miliardi annui di mancati profitti entro il 2030. Linda Jackson, amministratrice delegata di Peugeot, ha spiegato come il vantaggio del Dragone risieda nella produzione incessante di auto di qualità maggiore rispetto al passato e con prezzi non esagerati. Anche Carlos Tavares, ad di Stellantis, ha parlato di una lotta senza quartiere contro l’import dalla Cina. Importazioni che all’Europa potrebbero costare nel 2030 lo 0,15% del PIL continentale, ovvero più di 24 miliardi di euro in termini di produzione economica. Con economie basate sull’auto, come la Germania, che potrebbero incassare il colpo più duro.

Il rapporto di Allianz parla infatti di un contraccolpo tra lo 0,3 e lo 0,4% del PIL. E aggiunge: “La posta in gioco è alta per l’industria automobilistica europea. Quattro automobili su cinque vendute in Europa sono assemblate localmente. L’Europa è anche la potenza mondiale delle esportazioni del settore, con il commercio di automobili che ha generato tra i 70 e i 110 miliardi di euro di surplus commerciale per l’economia europea ogni anno negli ultimi dieci anni”.

Il problema è derivato anche dall’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti, che ha spinto da una parte le case europee a delocalizzare oltre Atlantico (Volkswagen aprirà una linea di produzione nell’Ontario per godere dei sussidi del governo americano), e dall’altra ha spinto i cinesi a privilegiare più l’Europa per le loro esportazioni.

Per evitare il salasso dei mancati profitti, oltre a investire in Europa sullo sviluppo di tecnologie e di batterie, le istituzioni – spiega il rapporto – dovrebbero consentire ai marchi cinesi di poter costruire nel territorio europeo.

Il problema dei rincari energetici

Tornando alla Germania, questo assalto dall’estremo oriente arriva tra l’altro in un momento in cui la produzione economica soffre un periodo di stagnazione, in un contesto che dalla fine del 2022 è di recessione. Questo a causa della guerra che la Russia ha mosso all’Ucraina e che ha determinato rialzi nei prezzi dell’energia e delle materie prime. Piove insomma sul bagnato, con effetti sulla produzione industriale e sulla fiducia dei consumatori.

Il prezzo dell’energia, in particolare, è il busillis più grande per l’industria automobilistica tedesca, che paga la scellerata dipendenza pressoché esclusiva dalla Russia. Mosca nel 2022 ha interrotto il flusso di gas naturale a Berlino, con la conseguenza che il prezzo è salito anche di quattro volte. Ancora oggi il costo resta sempre più alto dei valori ante guerra.

E questo spiega il perché Volkswagen ha delocalizzato all’estero, rinunciando alla creazione di un secondo impianto di produzione di batterie in Germania dopo quello in costruzione a Salzgitter, vicino a Wolfsburg. Un altro sarà messo in piedi a Valencia, in Spagna.

Anche BMW, con base a Monaco, guarda fuori dai confini patri, annunciando un impianto in Messico su cui verranno investiti 800 milioni e che produrrà i nuovi modelli EV e le batterie.

Lo Zeitenwende della mobilità elettrica

La situazione che si è venuta a creare in Germania spiega quindi le iniziative di VW di cui abbiamo detto in apertura. Se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico, o compra una sua quota: l’accordo con Xpeng serve a soddisfare la domanda di veicoli elettrici che in Cina è famelica, e dove le case europee devono riuscire a penetrare per cogliere l’opportunità e saltare al volo su questo treno in corsa.

Ma questo, ricorda il NYT, mentre la stessa Cina prosegue la sua avanzata elettrica nel vecchio continente. Il direttore del Centro di Ricerca sull’Automotive di Duisburg Ferdinand Dudenhöffer ha definito il Salone di Monaco 2023 uno Zeitenwende. Tradotto, una svolta storica, con la Cina che ha ufficialmente decretato l’Europa il suo territorio di conquista tramite le proprie auto elettriche.

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