Roma, 30/05/2024
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Starlink e Amazon: il lancio di satelliti per la mobilità

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Nel mondo delle auto assume sempre più peso lo spazio, nel senso dei satelliti in orbita che consentiranno una comunicazione ed una connessione sempre maggiore per le vetture, in particolare quelle autonome che si ritroveranno a gestire una notevole quantità di dati. I progetti Starlink di Musk e di Amazon

Le auto sono sempre più connesse (si stima che nella sola Europa diventeranno il 70% del parco macchine circolanti), e a svolgere un ruolo fondamentale in questo progresso tecnologico è ancora una volta Elon Musk con le sue aziende e i suoi progetti. Ma non solo lui: ecco cosa si muove, oltre ai progetti ESA per l’IoT illustrati su queste pagine da Alessandro di Mezza e Michele Luglio.

L’espandersi della costellazione Starlink

Da una parte Tesla, e dall’altra la costellazione di circa 3.600 satelliti Starlink che gravitano nella bassa orbita terrestre (quella delle missioni spaziali internazionali come la ISS, per intenderci) e con una copertura estesissima. L’obiettivo sembra essere quello di portare questa popolazione di corpi celesti a quota 32.000, collegando tutte le Tesla inizialmente con le antenne terrestri (al momento SpaceX ha stretto accordi con T-Mobile), utilizzando anche le reti ibride che combinano il 5G con l’internet satellitare, per poi sfruttare la costellazione dei satelliti in proprio con il vantaggio di assicurare connessioni e comunicazioni anche in zone impervie del nostro pianeta.

L’importanza dei satelliti per le auto di nuova generazione

Quella dello spazio è una corsa che sta interessando quindi anche il settore della mobilità, perché un’auto che approda oggi nel mercato non può prescindere anzitutto dai sistemi di localizzazione e georeferenziazione (Global Navigation Satellite System) e con itinerari non più presenti nel software del navigatore di bordo quanto nel cloud, con aggiornamenti over-the-air e una precisione sempre più sofisticata – come quella assicurata dai satelliti europei Galileo, lanciati per la prima volta nel 2011, ed Egnos. Ma non parliamo solo di navigazione, visto che anche i sistemi di bordo, infotainment e così via sono anch’essi connessi e continuamente aggiornati tramite collegamento con server.

Inoltre le connessioni sono fondamentali per le future generazioni di auto autonome, che richiedono una mole di dati sempre più ingente per garantire precisione e soprattutto sicurezza al conducente e agli utenti della strada.

Gli aspetti critici: le difficoltà tecniche e le proteste ambientaliste

È vero che esistono anche dei sistemi ibridi per garantire la connessione delle vetture e al tempo stesso stanno avanzando quelli unicamente satellitari: è probabile ad esempio che la Apple Car che verrà prossimamente lanciata sul mercato potrebbe sfruttare sistemi come quello di Globalstar, ovvero una rete 5G Non Terrestrial Network al momento implementata dal nuovo iPhone 14.

Ma non mancano comunque aspetti critici. In primo luogo, parliamo di difficoltà tecniche visto che si tratta pur sempre di veicoli in movimento e satelliti in orbita che si muovono a più di 27.000 km/h: stabilire una connessione stabile a banda larga non è semplicissimo.

Altro problema non riguarda tanto aspetti tecnici, quanto ambientali: come riporta Wired, di recente un gruppo di astronomi ha criticato pubblicamente sulle pagine di Nature Astronomy la rete Starlink, arrivando persino a chiedere il divieto alle mega costellazioni. Secondo questi ricercatori infatti i satelliti presenti in numero così copioso rappresentano un rischio che va ad attentare al “patrimonio culturale immateriale dei cieli”: in pratica i corpi artificiali di Musk generano a loro dire un ingente inquinamento luminoso ed atmosferico ed impediscono agli astronomi una corretta osservazione della volta celeste, compromettendo la raccolta dei dati scientifici.

Ma sempre più aziende puntano allo spazio per le comunicazioni con i veicoli

Ma Musk va avanti senza troppi patemi d’animo. E non c’è solo lui a puntare sulle connessioni tra auto e reti satellitari. La cinese Geely di recente sta avviando una produzione di massa (si stimano 500 unità all’anno) che riguarda proprio satelliti commerciali a bassa orbita destinati anche alla mobilità terrestre, in primis per le proprie auto. Non a caso il marchio dell’automotive circa due anni fa ha fondato una propria divisione aerospaziale, la Geespace.

Si sta muovendo anche Amazon, con Jeff Bezos pronto a lanciare la controffensiva a SpaceX con una produzione anch’essa di massa di satelliti da far partire entro la fine del 2024, almeno per i test con i clienti commerciali, per far sì che si possa arrivare nei prossimi anni ad una costellazione superiore ai 3.000 corpi in orbita. Si tratta del progetto Kuiper – dall’astronomo che ha dato il nome all’estesa Fascia di asteroidi e corpi minori oltre l’orbita di Nettuno, presentato questo mese a Washington e che prevede un investimento di oltre 10 miliardi di dollari. Ciascun satellite sarà dotato di un processore sviluppato da Amazon, chiamato Prometheus, che può gestire sino ad 1 Terabit per secondo: saranno comunque tre i terminali prodotti, con costi che, viene assicurato, saranno inferiori a quelli proposti dai satelliti Starlink. Il tutto con una piena integrazione dei servizi della galassia di Bezos (l’imponente cloud Amazon Web Service, l’assistente Alexa e così via).

Infine tra i 92 lanci che verranno effettuati nel progetto Kuiper nel prossimo settennato, 18 saranno realizzati con il vettore Ariane 6 realizzato in Europa e che presenta l’italiana Avio come fornitrice dei motori. In questo modo il colosso americano potrebbe entrare a gamba tesa anche nel mondo automotive offrendo connessioni e software per le auto intelligenti.

C’è poi il capitolo delle start-up come Kymeta, che punta anch’essa al collegamento tra veicoli e satelliti, lavorando inoltre sull’aspetto hardware per ridurne le dimensioni e renderlo efficiente per garantire la banda larga in maniera continua e senza interruzioni. A sua volta Kymeta ha stretto un accordo di collaborazione con una società partecipata anche dal governo del Regno Unito, ovvero OneWeb, che si sta avviando al completamento di una costellazione di 628 satelliti entro il 2023 e presto avvierà la fusione con Eutelsat.

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