Roma, 01/03/2024
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BYD si lancia nel trasporto marittimo. Perché esporta le auto elettriche con le sue navi

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BYD ed altri marchi cinesi stanno puntando al trasporto marittimo per esportare in Europa e nel resto del mondo le proprie auto elettriche. Un investimento per un ulteriore vantaggio competitivo, ambizioso ma non privo di rischi

L’ambizione di BYD nel conquistare il mercato fuori dalla sua Cina si sta materializzando anche in altri settori oltre quello automobilistico. Il produttore di veicoli elettrici ha assunto una preponderanza notevole nel mercato automotive mondiale, tanto da incalzare e finanche scalzare nelle vendite un punto di riferimento nel mondo delle BEV come Tesla.

L’azienda di Shenzhen non sta lasciando nulla al caso. La sua ferrea volontà di diventare un attore di primo piano nel mercato globale delle auto sta passando anche dagli investimenti sulle spedizioni dei propri veicoli. Impegnandosi, e qui sta la particolarità, in prima persona con una propria attività di trasporto marittimo.

Gli assi nella manica di BYD per avere un vantaggio competitivo

Il vantaggio di cui sta giovando BYD è che ha una filiera praticamente tutta in casa. Dalle batterie, inizialmente suo core business (ricordiamo che la Cina ha una posizione globale di spicco per la sua leadership nell’estrazione e lavorazione delle materie prime), alle componenti, come i chip essenziali: larga parte della catena di approvvigionamento è nelle mani dell’azienda, che in questo modo, non dovendo fare affidamento a terzi, può mantenere i prezzi delle sue vetture decisamente bassi nel mercato interno. Preoccupando quelli esteri in termini di concorrenza, come l’Europa che tramite le istituzioni UE ha annunciato la volontà di indagare e capire se ci siano eventuali pratiche sleali nei confronti dei nostri marchi.

BYD e il trasporto marittimo: il varo della Explorer No.1 da 5.000 auto elettriche

Dicevamo della volontà di espandere questa filiera oltre la mera produzione. BYD intende infatti agire in prima persona anche nell’aspetto distributivo. A gennaio dal sud della Cina è partita una grande nave container con dentro 5.000 auto elettriche. Si tratta della BYD Explorer No.1, testa d’ariete per penetrare nel mercato del vecchio continente: il mercantile infatti ha come destinazione ultima i porti europei. Per la precisione, Vlissingen nei Paesi Bassi e Bremerhaven in Germania.

Perché BYD sta puntando ad avere delle proprie navi per esportare le sue auto elettriche

Ma perché mettersi in proprio con le distribuzioni via mare? Come spiega Zeyi Yang in un articolo apparso sul MIT Technology Review, affittare navi cargo è diventato sempre più oneroso. “Secondo Clarksons Research […] il prezzo per affittare […] una nave per trasporto auto per un giorno è salito alle stelle fino a $ 115.000 nel 2023, un massimo storico e vicino a sette volte il prezzo medio pre-pandemia, che era di circa 17.000 dollari nel 2019”, ha scritto Yang.

Inoltre negli ultimi anni le navi RORO (Roll-On/Roll-Off, dove il veicolo entra all’interno venendo guidato tramite rampe, anziché usare una gru) sono diventate sempre meno. Questo “a causa della crisi finanziaria del 2008 e del passaggio a carburanti più rispettosi dell’ambiente a livello di settore, lasciando un deficit”. Ma ci sono marchi, come Toyota o Nissan, che invece si sono dotati di proprie imbarcazioni cargo di tipo RORO. Al contrario, in Cina le navi da trasporto di veicoli rappresentano solo il 2,8% del totale della mobilità marittima commerciale nel mondo.

Dal momento che Pechino sta puntando parecchio sull’industria automobilistica, al di là delle minacce di dazi da parte di Europa e USA, per cercare di conquistare e mantenere la leadership di esportatrice (non solo marchi cinesi, basti pensare alle auto Tesla prodotte a Shangai) è necessario poter gestire in proprio l’aspetto logistico.

BYD punta ad espandere la propria flotta

Pare che BYD stia lavorando per allargare il suo business nelle spedizioni internazionali e in una propria flotta marittima dal 2022. L’Explorer No.1 da 7.000 veicoli è stata noleggiata dall’azienda automobilistica sine die (da quello che si sa), con la nave che ufficialmente – riporta MIT Technology Review – è registrata presso la compagnia britannica Zodiac Maritime del miliardario israeliano Eyal Ofer, impegnato nel settore marittimo.

Ma questo è solo l’inizio. BYD nel prossimo biennio vorrebbe completare la sua flotta con altre sette navi. E un’altra azienda cinese specializzata in BEV come SAIC Motor ha aperto una propria filiale di spedizione nel 2021. E a gennaio è partita una sua nave RORO da 7.600 veicoli, anch’essa destinata ai porti europei.

I potenziali aspetti critici

Tutto ciò potrebbe rendere i marchi cinesi ancora più competitivi nel mercato globale. Avere una propria flotta, oltre ai vantaggi logistici, consente dei costi ridotti per queste aziende. Al netto comunque degli oneri nei Paesi di destinazione, ovvero le citate tariffe d’ingresso che in particolare Unione Europea e Stati Uniti stanno valutando. Oltre al sovraccarico sul prezzo finale delle vetture dovuto alla necessità di adeguare queste ultime a standard di sicurezza, come l’Euro NCAP.

Avere una flotta rappresenta dei vantaggi, ma anche non pochi rischi considerando questi aspetti critici legati alle barriere d’ingresso in altri mercati. Intanto però aziende come BYD procedono spedite con il segno più nelle loro esportazioni. Nel 2021 il numero di auto uscite fuori dalla Cina sono state 13.000. Nel 2022 la quota è salita a 55.000. Ed infine nel 2023 BYD ha esportato ben 240.000 unità nel resto del mondo.

Immagine di Copertina: BYD

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