Roma, 21/02/2024
Roma, 21/02/2024

eVTOL: conseguenze sul mercato degli elicotteri?

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Un contesto che incuriosisce sempre più, quello dei mezzi a decollo e atterraggio in verticale, che include anche i cosiddetti “taxi volanti”. Pronto a cambiare le carte in tavola del settore dello spostamento via aria, anche in Italia

Quando negli ultimi anni sono stati introdotti gli eVTOL, ossia i velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale, non è stata una grande notizia. D’altronde, i mezzi VTOL esistono da quando è stato inventato l’elicottero. Tra chi opera in questo settore, in pieno boom, si pensa che l’introduzione degli eVTOL possa avere effetti negativi sul mercato degli elicotteri.

In Italia, invece, il mercato si muove speditamente: ne abbiamo parlato all’evento Mobilità e Innovazione per la Crescita dell’Italia dello scorso 9 febbraio a Roma.

La differenza tra elicottero ed eVTOL

Anzitutto, c’è da dire che un elicottero è generalmente un velivolo a carburante fossile composto da uno o più motori che azionano delle pale di cui la principale si trova nella parte superiore. Sono solitamente adibiti al trasporto sia di persone che di cose.

Gli eVTOL, invece, come dice il loro stesso nome, sono elettrici. Il che li rende molto appetibili rispetto a un mercato che ha sempre più interesse nei confronti di tutto ciò che può, potenzialmente, avere il minor impatto possibile sull’ambiente. Ma non solo: si tratta di una macrocategoria che include diversi modelli di velivolo e perciò varie forme. Esistono dunque eVTOL che somigliano più a degli aerei che a degli elicotteri, ma che hanno la peculiarità di alzarsi in aria verticalmente invece che orizzontalmente. Anch’essi possono essere impiegati sia per il trasporto di cose che persone.

Un “pericolo” per il mercato elicotteri?

Si pensa, però, che l’attività di quasi 200 aziende che lavorano per costruire eVTOL possa mettere seriamente a rischio una volta per tutte – e nonostante da tempo questo genere di mezzo di trasporto viene impiegato nei modi più disparati – un mercato, quello degli elicotteri, dal valore stimato a 49 miliardi di dollari.

“Gli elicotteri sono molto costosi da operare per diverse ragioni – commenta infatti Michael Leskinen, il presidente di United Airlines, società impegnata nello sviluppo di eVTOL – ma la ragione principale [del rischio] è che hanno diverse debolezze che invece gli eVTOL hanno”. Una problematica abbastanza importante che gli elicotteri presentano è il fatto che hanno l’ala rotante sottoposta a una serie di sollecitazioni tali che richiedono un monitoraggio costante per verificare la loro integrità. Ad ogni ora impiegata da un elicottero in aria corrisponde un’ora di verifica di eventuali malfunzionamenti.

I velivoli a decollo ed atterraggio verticale, con la necessaria infrastruttura di rete, saranno in grado di ovviare a questi problemi e si riveleranno particolarmente utili, almeno per il futuro più prossimo per le brevi tratte urbane e intra-city.

La diffusione degli eVTOL è già realtà: i progetti in Italia

United ha infatti investito proprio in quest’ambito, dando fiducia alle startup Eve e Archer Aviation (progetto che vede la collaborazione anche con Stellantis), prospettando ritorni notevoli: “L’elettrificazione rende il velivolo più sicuro, e sicurezza significa spendere meno”. E nel frattempo Archer sta lavorando a diversi progetti, in particolare il suo Midnight. Il lavoro sulla sicurezza degli eVTOL è infatti giustificato dagli obiettivi di trasporto non solo di merci, ma anche di passeggeri: i cosiddetti taxi aerei o taxi volanti, come li chiamano alcuni.

Non solo le startup Archer Aviation e Joby Aviation, che si sono poste entrambe come obiettivo quello di raggiungere l’entrata in servizio del loro taxi volante per il 2025. Obiettivo realizzabile, secondo Adam Goldstein, CEO di Archer, se arriveranno le necessarie ulteriori certificazioni da parte della US Federal Aviation Administration: “È ancora l’anno zero per la mobilità urbana via aria – ha continuato – Dobbiamo capire come produrre questi mezzi su scala, e costruire reti per renderli utili affinché le persone li utilizzino quotidianamente”.

Anche in Italia le cose si stanno muovendo più rapidamente di quanto si pensi. I “taxi volanti” stanno gradualmente diventando una realtà a Roma, Milano e Napoli.

Come per i progetti di Archer, si parte dalle tratte di collegamento con gli aeroporti internazionali delle città. Nel caso campano, si sta infatti lavorando in particolare sul collegare gli aeroporti di Napoli e Salerno a Capri, grazie all’iniziativa del Distretto Aerospaziale della Campania in accordo con il partner industriale GESAC (la società che gestisce l’aeroporto di Capodichino) ed in collaborazione con l’ENAC, con il primo volo dell’eVTOL DIVA previsto già quest’anno. Il progetto si aggiunge a quello già in fase sperimentale del Comune di Milano, che si prepara ai Giochi olimpici invernali del 2026 con la realizzazione della prima rete di vertiporti, operata da Dronepad Italy.

Ma la realtà più vicina alla realizzazione di un servizio di mobilità aerea avanzata è quella romana: il VoloCity della tedesca Volocopter ha spiccato il suo primo volo di prova lo scorso ottobre e si prepara a volare stabilmente a fine 2024, in tempo per il Giubileo nella Capitale. A contribuire a questo obiettivo sarà UrbanV, controllata di Aeroporti di Roma, SAVE Group, Aeroporto di Bologna e Aeroports de la Côte d’Azur, responsabile dell’infrastrutturazione dei vertiporti – i nuovi eliporti, insomma, per questi mezzi.

Un aspetto essenziale, come ha spiegato il suo amministratore delegato, Carlo Tursi, nel realizzare una mobilità “che sfrutti appieno la terza dimensione”. Guarda il suo intervento completo nel panel Smart mobility: nuovi scenari tra presente e futuro per scoprirne di più.

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